Prevenzione dei rischi biologici in ambiente sanitario

Buongiorno sono Luca Coppeta e continuiamo con la seconda parte di questo corso che tratta la tutela del rischio biologico in ambiente sanitario. Il rischio biologico si impone all'attenzione della medicina del lavoro per la numerosità dei settori in cui è presente, ogni anno secondo stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanitàmuoiono 320 mila lavoratori per agenti infettivi di cui 5000 in Europa. Il rischio biologico caratterizza numerosi settori, ma i lavoratori della sanità sono tradizionalmente considerati a maggior rischio. Una recente revisione della letteratura ha evidenziato circa 60 diversi patogeni responsabili di infezioni ospedaliere, in prevalenza virus ma anche batteri, parassiti e miceti, sono stati anche riportati in letteratura due casi aneddotici  di inoculazione di tumori correlati a punture accidentali e nuovi casi di infezioni di agenti soprattutto virali vengono continuamente ad essere segnalati nella letteratura specializzata.

 Il rischio biologico caratterizza quasi tutte le attività ospedaliere ma in alcune attività è particolarmente consistente soprattutto in certe novità operative e in certi dipartimenti: in particolare nell'area delle emergenze dove spesso il paziente può accedere senza avere già una diagnosi formulata e quindi l'operatore sanitario si trova a fronteggiare un paziente affetto da infezione ignota. Nell'ambito del dell'esposizione in ambiente ospedaliero l'operatore sanitario può venire in contatto con l'agente biologico o per utilizzo deliberato, ovvero quando l’agente biologico è presente proprio al fine di essere trattato ovvero è finalizzato al procedimento produttivo, come avviene nel laboratorio di microbiologia, oppure può essere esposto per esposizione potenziale e in questo caso l'agente patogeno è un epifenomeno, un elemento indesiderato nell’attività come avviene nella stragrande maggioranza dei contesti sanitari.

Il decreto legislativo 81 classifica 4 caratteristiche di pericolosità dell'agente patogeno che sono l’infettività, ovvero la capacità dell’agente di penetrare e moltiplicarsi  nell'ospite, la patogenicità cioè la caratteristica di indurre malattia a seguito del contagio, la trasmissibilità ovvero la possibilità di essere trasmesso da un soggetto malato a un ospite suscettibile e infine la neutralizzabilità ovvero la disponibilità di efficaci misure profilattiche o terapeutiche.

In base a queste quattro caratteristiche gli agenti biologici vengono classificati in 4 gruppi crescenti di rischio che vanno da 1 a 4 e ad ogni classe corrispondono delle crescenti misure di biocontenimento. Nel gruppo 1 son collocati gli agenti che hanno scarsa probabilità di causare malattie in soggetti umani, nel gruppo 2  ci sono quegli agenti che possono causare malattie nei soggetti umani ma è poco probabile che si vadano a propagare nella popolazione, nel gruppo 3 ci sono quegli agenti che possono causare malattie e propagarsi nella popolazione ma che possono essere limitati mediante efficaci misure profilattiche o terapeutiche e nel gruppo 4 ci sono quegli agenti che non possono essere contenuti in quanto per esse non sono disponibili adeguate misure di profilassi a esempio il virus ebola, il virus Marburg e il virus Lassa.

Abbiamo detto che ogni incremento di gruppo corrispondono dei crescenti livelli di biocontenimento da adottare e queste misure sono riepilogate nel decreto legislativo 81che definisce tre livelli di biocontenimento per gli agenti di gruppo 2, 3 e 4 via via crescenti. I lavoratori esposti ad agenti biologici secondo il decreto 81 devono essere sottoposti a sorveglianza sanitaria obbligatoria da parte del medico competente, inoltre il datore di lavoro deve adottare misure specifiche particolari protettive su conforme parere del medico competente per quei lavoratori che risultino particolarmente suscettibili, e tra essi la messa a disposizione di vaccini efficaci per i lavoratori che non risultano già immuni all’agente biologico oppure anche l'allontanamento temporaneo del lavoratore nei casi previsti.

La prevenzione del contagio occupazionale si concretizza soprattutto intervenendo sulla via di esposizione, quindi impedendo l’esposizione dell'operatore. L'esposizione del paziente o dell'operatore può venire con differente efficacia attraverso le diverse vie. Esistono delle vie di trasmissione usuali in ambiente ospedaliero, quale ad esempio la via inalatoria che può essere sia per via aerea quindi con particelle inferiore a 5 Micron come nel caso della tubercolosi, oppure per droplet cioè per particelle più grandi di diametro superiore 5 Micron come il caso della pertosse della meningite, sempre usuale è la trasmissione per contatto che si verifica quando avviene un contatto per l'appunto non protetto con tessuti contaminati o con liquidi biologici infetti, è questo il caso del contatto diretto oppure con superfici contaminate dal soggetto infetto è questo il caso per contatto indiretto.Tramite contatto diretto indiretto si possono trasmettere la salmonella l’epatite A e l’epatite E.

Vie inusuali di trasmissione ospedaliera sono la via parenterale, nel caso della via parenterale ci può essere una contaminazione interna sangue - sangue o delle mucose, definire inusuale questa via di contaminazione è un po’ ardito in quanto si è visto che circa il 40% degli infortuni in ambito ospedaliero si verifica proprio mediante taglio e punture. Assolutamente inusuale è a contaminazione per ingestione o per vettori, almeno all'interno del contesto sanitario. Esiste per ogni organismo una dose minima infettante c'è una dose di microrganismi un numero di microrganismi al di sotto del quale è il contagio non è in grado di produrre infezione ovvero comparsa di malattia, la dose minima infettante estremamente variabile varia da 10 microrganismi per la tubercolosi per arrivare a un miliardo di microrganismi per il Vibrio Cholerae, ai fini esclusivamente preventivi nell'esposizione ad agenti biologici viene adottata un'ipotesi cautelativa secondo la quale non esiste una dose minima infettante bensì ogni episodio di contagio è teoricamente in grado di indurre l'infezione del soggetto esposto.

Questo testo è estratto dal nostro video-corso FAD ECM "Medico competente a 360°: nuove tecnopatie e lavoroe ha come scopo quello di informare e permette di approfondire tematiche legate al corso.

Estratto dalla video lezione del prof. Luca Coppeta

Luca Coppeta
Professore
Università di Roma Tor Vergata
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