Orientamento sessuale e identità di genere. Una sfida culturale e deontologica

Salve a tutti a tutti, sonoBenedetto Madonia,sono unAssistente Sociale presso il Comune di Firenze-Aria Adulti Famiglia e Inclusione Sociale.

La lezione di oggi, come potete leggere dal titolo,è:“Orientamento sessuale e identità di genere. Microaggressioni e giustizia sociale. Deontologia e buone pratiche nella relazione d'aiuto”.

Mi sembra utile partire da alcune domande, come professione siamo anche preparati a porci delle domande.Inizierei da queste per capire un po' che percorso vogliamo affrontare oggi. Perché parlare di temi LGBT in un contesto formativo professionale? Di cosa parliamo quando ci riferiamo al genere; all'identità di genere; all'orientamento sessuale; all'omosessualità; all'eterosessualità? Si rischia di dar per scontato contenuti che magari divergono tra di noi. Nel Servizio Sociale è necessaria una formazione su questi temi, e di che tipo? L'Assistente Sociale poi può avere pregiudizi, può essere omofoba/omofobo? Spesso si dice che c'è anche questo pregiudizio; come Assistenti Sociali siamo pronti a lavorare con le differenze; siamo accoglienti; e non abbiamo pregiudizi.Che responsabilità abbiamo come professionisti? Qual'è il nostro mandato deontologico? Come possiamo contribuire al benessere delle minoranze e delle persone lgbt in particolare?E poi, vi pongo la domanda che è quella che anchesi pone questa autrice, che poi vedrete che tornerà spesso in questa lezione,Harris Marion Young, la quale chiede:“Perché considerare questo problema, cioè il problema appunto relativo alle minoranze sessuali, un problema di giustizia sociale anziché un problema di moralità individuale? Qui, come potete vedere dallaslide, un po' sintetizzoil percorso formativo che affronteremo oggi, che sarà un po' la bussola che seguirà questo percorso,iniziando da un'introduzione teorica, quindi vedremo un po' delleteorie di giustizia sociale, delle teorie politiche di giustizia sociale; definizione di oppressione, privilegio, dominio; il paradigma dell'intersezionalità; ma vedremo anche altri contributi, per es.: quello delle teorie queer o degli studi di genere.

Poi,la seconda parte del nostro intervento sarà più concentrata sulla nostra professione, quella che io chiamo “Servizio Sociale critico”. In che modo i temi che abbiamo affrontato nella prima parte, in che modo possono essere sintetizzati dalla nostra professione?Quindi:la relazione d'aiuto, con i temi dell'autodeterminazione; empowerment e resilienza; mandato deontologico e responsabilità professionale; il mito della neutralità, e vedremo anche perché la neutralità è un mito; ed il ruolo di advocacy.Successivamente, avviandoci verso la conclusione,parleremo delle buone prassi professionali: in che modo quindi è possibile pensare, sviluppare delle buone pratiche, relativamente alle minoranze, ed in particolare relativamente alla popolazione lgbt; nello specifico affronteremo anche le microaggressioni, cerchiamo di capire cosa sono e quanto siano comuni nell'agire quotidiano; concludendo poi con delle azioni di cambiamento.Intanto è necessario partire da unadefinizione base dell'identità sessuale, dell'identità di una persona, anche se sicuramente altri moduli affronteranno questi temi; però è sempre bene chiarirsi su cosa stiamo parlando. Come vedete,la sfera sessuale di una persona è ampia, non è riducibile esclusivamente alla sessualità; alla sessualità biologica; o al genere.Abbiamo sicuramenteil sesso biologicochenon ci definisce in tutto e per tutto in quello che siamo,con il termine “sesso biologico” parliamo dei caratteri sessuali primari; ormonali; delle gonadi, proprio quello che alla nascita, ciascuno di noi, porta con sé: l'apparato genitale maschile o femminile.

L'altra sfera è quella dell'identità di genere.Quando parliamo di sesso, generalmente parliamo del maschio o della femmina, anche lì vedremo che c'è anche un'altra dimensione dell'intersessualità.Quando parliamo dell'identità di genere ci riferiamo all'essere donna o all'essere uomo, e quindi all'identità che si sviluppa, se concordante, in base al sesso di appartenenza: io sono maschio e sviluppo un'identità di genere da uomo; o nasco femmina e sviluppo un'identità di genere da donna. Anche lì vedremo che non è sempre automatica questa linearità. L'orientamento sessuale:non ha nulla a che fare con l'identità di genere, spesso si crea confusione. L'orientamento sessuale intantosignifica: l'attrazione affettiva verso una persona del proprio sesso, quindi cioè da una donna verso altre donne, e quindi: “lesbica”; “gay”, se da uomo verso uomo; “bisessuale” quando può essere, sia rivolta verso gli uomini, sia verso le donne, da parte della stessa persona;o“asessuale”perché ricordiamoci, anche oggi, ci sono queste rivendicazioni dachi non vuole essere incasellato in una categoria, quindi comunquenon sente un'attrazione sessuale evidente verso le persone, quindi si definisce “asessuale”; o“pansessuale”: chi vuole andare oltre le categorizzazioni, e quindi non ha difficoltà ad avere un orientamento sessuale fluido.

Il ruolo di genere. Possiamo definirlo in modo sintetico: quelle aspettative che la società ci/ti chiede in base al fatto che tu sia un uomo oppure che sei una donna.Quindi se io sono uomo, da me ci si aspetta che io sia forte; virile; e vincente; che abbia successo; che ci provi con le donne; che sia un lavoratore; che mi prenda cura della famiglia. Se sono una donna, le aspettativa della società sono: di farmi carico, almeno così è finora, del lavoro di cura familiare; o di essere attrattiva; seducente; di essere educata; e di essere pronta a svolgere tutti quei ruoli e quelle attività che una società assegna ad una donna.Questo per farvi capire quanto davvero è varia la sfera della sessualità, dell'identità sessuale, di una persona; e non è assolutamente riducibile esclusivamente al sesso e alla sessualità fisica.Qui nellaslide, solamente per dare un piccolo panorama,vedete quanto è vario l'arcobaleno delle identità sessuali, poi se volete, ciascuno potrà leggerlo nello specifico, da quello che si diceva poc'anzi:“lesbica”; “gay”; “bisessuale”; e “transgender”; “transessuale”; “queer” e così via,avremo modo di approfondire nello specifico ciascuna di queste categorizzazioni.

Prospettiva di giustizia sociale.

Perché quindi partire da una prospettiva di giustizia sociale? Perché, ricordiamoci, noi siamo Assistenti Sociali, non siamo Medici; non siamo Endocrinologi; non siamo Avvocati; la giustizia sociale, il fondamento di giustizia sociale deve orientare il nostro lavoro, il nostro intervento.La giustizia sociale intantosupera il paradigma distributivo, cioè per “giustizia sociale” spesso si intende semplicemente una distribuzioneequa di beni e risorse.Se abbiamo 100 e siamo in 10, è giusto che ciascuno abbia 10.La giustizia sociale invece si pone l'obiettivo di eliminare l'oppressione ed il dominio istituzionalizzato che non permettono quindi ai cittadini, alle persone, di usufruire in modo equo dei beni e delle risorse.Quindi,qual'è il limite del paradigma distributivo? Che ignora la struttura sociale; il contesto; le condizioni istituzionali che spesso contribuiscono a determinare i modelli distributivi. Quindi l'attenzione dove si pone? Alle relazioni sociali, quindi non solo all'individuo, quindi non è una visione, un approccio individualista o atomico;è all'interno di queste che si producono relazioni di potere, dominio, privilegio e oppressione, poi avremo modo di vedere nel dettaglio di cosa stiamo parlando. Quindi, in questo senso allora,i diritti non sono intesi come “cose; come beni; come cose acquisite una volta per tutte”; ma sono relazioni,quindi in base a come io ho la possibilità di relazionarmi nel mio contesto sociale, nel mio gruppo di appartenenza, e tra gruppi, in base alla possibilità che ho di relazionarmi, e quindi di esprimermi, di avere visibilità sociale, e di partecipare in modo democratico alle decisioni che mi riguardano;in base a questo, io potrò dire di essere messo nelle condizioni di partecipare in modo adeguato.

Vi riporto anche quest'altra citazione di Iris Marion Young, la quale dà questa definizione di diritti, affermando che: “...sono regole istituzionalmente definite, che specificano cosa le persone possono fare, in relazione l'una all'altra”. Nello specifico quindi, riferendoci allora all'orientamento sessuale e all'identità di genere, quello che voglio offrire, quello che vogliamo offrirvi con questa formazione, è quello che io ho chiamato in questa slide “un mutamento di prospettiva”, perché fino agli anni 80-90, ma anche oggi, si legge ancora tanto spesso della “patologizzazione dell'orientamento sessuale”; “la colpevolizzazione”; tuttavia, non è la condizione dell'orientamento sessuale, e dell'identità di genere, ad essere patologica; deviante; diversa; o da normalizzare; sono le strutture, i processi sociali, le agenzie educative; le professioni; le norme culturali che devono essere messi in discussione; scardinati; liberati.Vi riporto ora queste due citazioni che ci aiutano a capire quanto i temi della giustizia sociale siano strettamente connessi con il nostro lavoro sociale. Perché parliamo di giustizia sociale?

Per evidenziare che il problema non sta soltanto nelle contingenze di vita dei singoli individui, o delle singole famiglie; ma piuttosto in quanto tutta una serie di processi sociali, combinandosi a livello sistemico, portano ad esiti iniqui nella vita delle persone.

Questo testo è estratto dal nostro video-corso FAD Servizio Sociale: approcci di genere, sessualità, transessualità ha come scopo quello di informare e permette di approfondire tematiche legate al corso.

Estratto dalla video lezione del dott.: Benedetto MADONIA

Benedetto MADONIA
Assistente Sociale
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