Nonostante le aggressioni. Restare fedeli alla deontologia in situazioni problematiche

Sono Giuseppe Trevisi, sono assistente sociale da diverso tempo ed anche formatore, sia in ambito universitario che in ambito della formazione permanente per gli assistenti sociali. Ringrazio ancora una volta voi che ascoltate per la vostra pazienza e BBC che mi ha invitato anche quest'anno. Devo dire che l'argomento che affrontiamo oggi insieme, è un argomento che mi è costato fatica preparare perché l'argomento è impegnativo e, ad alcune condizioni, anche nuovo. Io vorrei affrontarlo, non in un modo didattico, non dando “consigli per l'uso”, “consigli per la situazione”, ma con un modo interlocutorio con voi, per questo sto dicendo che è un lavoro che facciamo insieme. Il titolo che mi è stato affidato dal Direttore scientifico, dal professor Nappi, è: “Nonostante le aggressioni. Restare fedeli alla deontologia in situazioni problematiche”, a ciò tengo molto, e lo ringrazio per il titolo perché è molto stimolante, cioè: nonostante l'aggressione, come possiamo restare fedele alla deontologia in situazioni problematiche. Qui faccio una breve introduzione sul tipo di lavoro che vi vado a proporre, come ho detto non farò una cosa didattica, infatti non c'è un indice perché l'avevo fatto, poi l'ho tolto, poi l'ho rimesso e infine ho deciso di toglierlo definitivamente, perché mi sono reso conto che in questo tempo che voi mi dedicate e che io dedico a voi, facciamo insieme una riflessione. Io lascio sempre il mio indirizzo di posta elettronica e non è una cosa casuale, io ho spesso avuto interlocuzioni con persone che hanno ascoltato le mie lezioni. 

Perché dico che non ho fatto una cosa didattica? Perché non serve una cosa didattica difronte ad un tema del genere. Quindi mi sono preso la libertà di non fare una cosa didattica in un corso di formazione. Perché la società in cui viviamo, di fatto è una società violenta, questo è un dato di realtà, non possiamo farci nulla, la società è in questo modo, vengono fatti oggetto di violenza agli assistenti sociali, ma non solo loro ed è giusto dirlo. In questi giorni, leggiamo che gli alunni prendono a pugni in faccia i professori, e i professori prendono a calci e a pugni i loro allievi quando non fanno i compiti magari, se non fanno di peggio. Quindi, è una società violenta, pesantemente violenta quella in cui viviamo. 

Ma allora, quali sono le domande che dobbiamo farci a fronte di questa situazione che io fotografo e che lascio lì? Chi mi ha preceduto nel corso, e chi seguirà la mia lezione, avrà avuto tutta una serie di indicazioni, c'è addirittura il professor Sicora che ha fatto una ricerca su questo tema in Italia, quindi avete tutti i contenuti per un'analisi del contesto che noi non faremo. Piuttosto, ci faremo alcune domande in base a questo dato di realtà da cui non possiamo chiamarci fuori. 

Io inizio con quelle che sono state le mie preoccupazioni pensando che dovevo fare questa lezione. Mi sono detto: ma tutti i discorsi che facciamo, tutte le ricerche che sono state fatte e verranno fatte, anche i corsi di formazione, anche questo corso di formazione, dove ci stanno portando e dove ci porteranno? Per quello che ho visto in giro, ho una grande preoccupazione, ma, come dire, è più un timore, e cioè che ci stiamo avvicinando ad un servizio sociale difensivo. Provate a pensare a tutto il tema della medicina difensiva, dove il medico non fa più il professionista della medicina, ma, prima di tutto, pensa a tutelarsi in quanto professionista rispetto a quello che gli può accadere durante l'esercizio della sua professione. 

Quindi, tutto il tema delle assicurazioni che sono una cosa giusta, ma se noi considerassimo “cosa fare quando”, “come mi comporto se”... inevitabilmente sforiamo nel servizio sociale difensivo. Già comincio a sentire alcuni colleghi che dicono: “Bene, per i colloqui di tutela, faccio il colloquio con il vigile urbano”; “Faccio il colloquio con la polizia”; “Mi faccio accompagnare”. E allora, io mi chiedo se continueremo ad essere umani, cioè, come dire, se io mi rapporto con una persona, il mio rapportarmi con questa persona, è inficiato nella mia professionalità dall'essere accompagnato da un'altra persona nella veste di una professione di tipo completamente diverso come può essere, ad esempio, la polizia? Voi capite che snaturiamo il nostro ruolo e la nostra umanità ne viene inevitabilmente colpita, come minimo cambiata. 

Quindi, ancora una domanda: Quelli che noi chiameremo poi, durante la lezione: “i valori dell'assistente sociale”, rimarranno se egli assume una posizione difensiva rispetto alla violenza? E ancora: La nostra vicinanza alle persone, rimarrà? Quanto noi saremo vicini alle persone? Quanto il discorso della distanza e vicinanza rispetto alle storie delle persone, e alle loro preoccupazioni, sarà inficiato dalle nostre preoccupazioni, dalle nostre paure? Senza nulla togliere al fatto della violenza, io stesso sono un assistente sociale e nella mia professione sono stato fatto anche oggetto di violenze e ne parleremo poi dopo. Stavo dicendo che me ne rendo perfettamente conto, ma d'altra parte, non posso fare a meno di gridare che non possiamo rivedere la professione alla luce della violenza, rivedere la professione e le azioni dell'assistente sociale alla luce della violenza, questo lo ritengo molto scorretto. Anche perché, alla fine, il rischio è quello di dire alle persone, per esempio: “Bene, la mia responsabilità finisce!”, “Guardi, non c'è più nulla da fare!”, sarebbe una situazione simile a quella del medico che dice alla persona malata di tumore in fin di vita che non c'è più nulla da fare ma questo è ancora vivo, non è ancora morto, ma in quel momento muore perché tu gli dici: “Guardi per suo padre non c'è più nulla da fare”, morirebbe in quel momento il padre se lo venisse a sapere, morirebbe in quel momento la famiglia che sta accompagnando questa persona.

Quindi, se tu sei ancora vivo non ti posso dire che non c'è più nulla da fare, ci sono tutte le cose da fare che si possono fare finché uno è vivo, cioè io accompagno la persona finché è viva perché è viva, non finisco l'interlocuzione con lui e la vicinanza perchè dovrà morire, anzi la mia vicinanza ed interlocuzione saranno sempre più importanti. Avete già visto come io ho definito in questa lezione, una serie di domande con poche risposte, io mi aspetto come obiettivo di lasciare ad ognuno di voi una buona domanda che possa accompagnarlo nel proprio lavoro per fare delle buone azioni di lavoro sociale. 

Anche perché tutte le riflessioni sulla violenza rischiano di essere auto-centrate, io come oggetto di violenza, devo difendermi, e quindi non c'è una prospettiva: dobbiamo essere pronti, ma a che cosa? Mi ricordo quell'episodio di violenza che mi ha colpito: andai dal mio dirigente e gli dissi che non volevo più saperne di minori, volevo occuparmi solo degli anziani. Il dirigente mi disse: “Giuseppe stai attento, perché se tu oggi decidi di chiamarti fuori da questa situazione, tu non sarai più un assistente sociale, sarai un'altra cosa, ma non sarai un assistente sociale!”.

 

Questo testo è estratto dal nostro video-corso Fad HELP!, ha come scopo quello di informare e permette di approfondire tematiche legate al corso.

Estratto della lezione del dott.: Giuseppe TREVISI

Giuseppe Trevisi
Assistente Sociale e Formatore
Università degli Studi di Milano
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