L'intervento sociale come processo dialogico. Introduzione al modello dialogico

Svilupperò nel tempo che mi è stato dedicato, nella cornice del tema più generale di intervento sociale nella postmodernità, una modalità di approccio, un modello teorico e applicativo specifico rispetto all'intervento sociale, quindi applicabile nell'ambito dell'intervento sociale. Il titolo è “L'intervento sociale come processo dialogico. Introduzione al modello dialogico.” Sottolineo che sarà un'introduzione proprio perché, come dire, saranno dati gli elementi di contorno e di cornice e anche di descrizione del modello ma certamente non gli aspetti applicativi. 

Per prima cosa, nel discutere di postmodernità è bene un po' ragionare di questo costrutto in quanto, ormai, ha un po' pervaso il senso comune e vari ambiti disciplinari, ma vediamo anche un po' di sottrarlo come dire, al mero senso comune e quindi a questo suo destino di “caotic concept” per poterne definire i limiti e quindi capire quanto possa essere fertile rispetto alla materia di cui ci occupiamo, è un costrutto che ha attraversato infatti differenti domini e ha assunto valenze filosofiche, economiche e sociologiche. Pertanto in questo contesto si esaminerà il valore euristico del costrutto, quindi quanto ci dà di più, qual è il valore aggiunto del ragionare in termini di essere il caso e se possibile di postmodernità, e in virtù della cornice sociologica e della sua fertilità in ambito epistemologico collegandolo al tema su cui è posto il focus della trattazione, e quindi tutto quanto riguardi l'intervento sociale in particolare il servizio sociale. 

Sentiamo un po', leggiamo insieme cosa dicono alcuni autori ne prendo solo due così per necessità di brevità ma anche perché ciò che affermano è abbastanza denso sostanzialmente la questione è stiamo parlando dell'inizio di un qualcosa di nuovo o stiamo parlando invece dell'epigone, cioè siamo alla fine di un qualche cosa che sta terminando, questo è un problema nella periodizzazione che viene fatta sempre a posteriori ma chiaramente non abbiamo un intento storico ne storiografico ma quello di comprendere appunto il costrutto. Giddens è sociologo inglese scrive: “andare incontro a una fase di postmodernità significa che la traiettoria dello sviluppo sociale si allontana dalle istituzioni della modernità, e punta verso un nuovo e diverso tipo di ordine sociale. Il postmodernismo, ammesso che esista in forma cogente, può esprimere la consapevolezza di tale transizione”; indica un processo, ma non indica lo statuto di una nuova configurazione data.

Giddens sottolinea come sia un tema di dibattito, ma certamente non sia rappresentabile come la definizione di una fase e dalle caratteristiche delineate differenti da quelli della modernità, perché parliamo di qualche cosa che verrebbe dopo la modernità. E infatti usa una locuzione che è modernità radicale piuttosto che postmodernità. 

Bauman parla e scrive di modernità liquida, contrapposta alla modernità ‘solida’ ,quindi rimane il termine modernità si è pure con tutti quegli aspetti che poi ritroveremo brevemente nel costrutto di post-modernità. Cosa intende per modernità solida Bauman? intende il riferimento ai modelli che hanno pervaso i secoli XIX e ventesimo dall'impiego del Vapore nella produzione delle macchine alla produzione di valore tramite le merci così come lo conosciamo alla energia fra virgolette quindi a una dimensione energetica della lettura dei fenomeni che riguardavano anche le scienze sociali ed alla forza come fondanti la configurazione del mondo, pensiamo alla volontà di potenza, o alla libido freudiana, quindi abbiamo una metafora che risponde a questa idea di ferro, di acciaio, di solidità, di definizione e quindi di verità ricordiamo poi tutti gli aspetti che adesso riprenderemo che proprio configgono proprio con questa idea del questa rappresentazione che vi sia un'unica verità.

Analizziamo ancora il costrutto, perché in ambito epistemologico è interessante dal nostro punto di vista. Nel nostro paese, sulle tracce di Lyotard (la condizione post moderna fu scritto nel 79), il costrutto di postmodernità è trattato da G. Vattimo e P.A. Rovatti che sono due filosofi, nel “il pensiero debole” del 1983, è un libro collettaneo, in cui si estende dalla filosofia all’epistemologia e quindi alla modalità di conoscenza - la rilevanza del pensiero della postmodernità. Sostanzialmente vi è un'estensione un'appropriazione del costrutto in un ambito che travalica quello meramente filosofico. Comunque ci si posizioni in questo dibattito appunto appena accennato, oggi vediamo che anche su molti giornali, quotidiani, viene rilanciato un dibattito circa quello che viene chiamato il neo-neorealismo, riprenderemo fra un po' questo tema. Gli elementi su cui ragionare sono:

- La fine delle grandi narrazioni (quelle religiose al pari di quelle ideologiche-politiche), simbolizzata per esempio dalla ‘caduta’ del muro di Berlino (che non è caduto ma è stato demolito in un'occasione di un'efficace intervento discorsivo del giornalista italiano Riccardo Ehrman nell'ambito dello snodo storico che si era generato, uno snodo, una criticità, utilizzerò spesso questo termine criticità per indicare quella particolare condizione in cui, mutuando da altre discipline, altre scenze, per esempio la materia si trova a poter cambiare di stato: per esempio da solido a liquido, da liquido a gassoso, solo in determinate condizioni questo è possibile; e quindi gestendo tale snodo, in questo caso attraverso questo intervento discorsivo, sostanzialmente una domanda posta alla loro segretario del Partito Comunista della DDR, la risposta fu che tutti i cittadini della Germania dell'est potevano tranquillamente attraversare il valico ,la frontiera, e questo permise l'apertura in tempo reale, in tempo contemporaneo, dei primi varchi, per cui conosciamo tutti quello che poi avvenne). 

- Il processo di secolarizzazione: la verità non è più appannaggio di una chiesa, di un'ideologia, di un partito, non è più monolitica ma è variabile, più che svelata, ricordo le virgolette che racchiudono verità, più che svelata, pensiamo all'Apocalisse oppure conosciuta attraverso un percorso di maggiore perfezionamento, di salita, non del Monte Carmelo ma proprio attraverso gli elementi conoscitivi, quindi non soltanto gli elementi strettamente religiosi, è costruita a seconda del posizionamento e della comunità dei parlanti. Quindi un determinato evento, un determinato fenomeno, può assumere addirittura due termini differenti ,ad esempio riporto il 1492: la scoperta così detta delle Indie occidentali dell'America; il mondo europeo chiamò descubrimiento tale evento, gli indigeni continuano a chiamarla conquista, sono due punti di vista nettamente differenti.

- La fine dell'incantamento (Weber) ovvero dell' atteggiamento ingenuo nei confronti del mondo e dell'azione umana che mira al suo cambiamento. Non vi è più un rapporto diretto, così immediatamente decifrabile, leggibile, disambiguato fra l'azione umana e ciò che avviene nel mondo, la storia stessa.

- I processi di individuazione (Beck),che pongono il soggetto fuori da una storia comune ritenuta non più possibile e come responsabile per la propria vita e per il proprio destino; 

 

Questo testo è estratto dal nostro video-corso Fad Il servizio sociale nella postmodernità:Temi, sfide, prospettive , ha come scopo quello di informare e permette di approfondire tematiche legate al corso.

Estratto della lezione del dott.: Luigi COLAIANNI

Luigi Colaianni
Formatore, Sociologo della Salute,
Laboratorio M.A.D.I.T. Unipd
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