L'intervento di rete nella prospettiva del welfare comunitario

La mia lezione di oggi verte sull'intervento di rete perché l'evento di rete è posto proprio nella prospettiva di un welfare comunitario. Ci sono molte forme di intervento di rete, il mio approccio valorizza le risorse della comunità e soprattutto valorizza la relazionalità che c'è nella comunità.

Reti sociali: cosa sono? Penso che tutti quanti lo sappiate perché è da anni che si parla di rete sociale, pensate che io ho iniziato a insegnare a Parma l'intervento di rete nel 1991, quindi sono più di vent'anni, ed il mio primo testo sulle reti è del 1994. Comunque, giusto per spolverare un po' le nostre nozioni, guardate questa slide. Vedete il network delle reti sociali nella comunità. Nel senso che comunità e reti sociali non sono due concetti coincidenti, la rete è come una filigrana che c'è all'interno di una comunità, vedete che l’immagine ha due parti: una parte superiore bianca e una parte inferiore gialla, questa parte gialla non è casualmente sotto, nel senso che è all'origine di qualsiasi possibilità di rete e questa parte gialla rappresenta le reti primarie che sono costituite dai legami esistenti tra famiglia, vicini, parenti, colleghi di lavoro, e abbiamo inserito anche gli aiutanti naturali, cioè quelle persone che nella comunità aiutano, si rendono utili senza avere un ruolo od un legame ascritto come può essere quello del parente o del vicino. Invece nella parte superiore ci sono le reti secondarie, cioè le reti costituite da istituzioni, come gli ospedali, le scuole ed i servizi sociali stessi, le reti che sono rappresentate da un rettangolo, le reti di terzo settore, cioè il volontariato, le associazioni che sono rappresentate da un cerchio dentro un rettangolo e dal triangolo che rappresenta le rette di mercato. 

Qual è la grossa differenza che c'è tra le reti primarie e le reti secondarie? Le reti primarie non possono essere prodotte, create da nessuno, nascono dalla storia dei soggetti, dalle circostanze, dagli avvenimenti, sono legami che si sviluppano nella vita delle persone e tengono proprio nella misura in cui hanno a che fare col senso di appartenenza delle persone. Invece, le reti secondarie sono delle reti prodotte, sviluppate, create dal lavoro umano che sia un lavoro sociale o che sia un lavoro di mercato, non importa, possono nascere da un progetto possono nascere da una legge, possono nascere da appunto da un interesse comune, ma non sono reti che hanno una equivalenza simbolica, non hanno un significato simbolico se non a bassa soglia rispetto alle reti primarie. Ora, l'intervento di rete che io vi propongo, attiene soprattutto alle reti primarie ed al loro rapporto con le reti secondarie, vi mostro invece un'immagine delle reti secondarie. Voi vedete che questa è come la pianta di una città dove circolano delle metropolitane, degli autobus, dei taxi e circola anche della gente.

Che differenza c'è tra una metropolitana ed un autobus? La metropolitana è una rete rigida: le fermate sono tutte stabilite e non può cambiare percorso per nessun motivo e qualsiasi cambiamento richiede degli interventi istituzionali molto importanti, l'autobus invece ha delle fermate fisse, dei percorsi stabiliti, però se c'è un problema può cambiare un percorso, basta un capo servizio che fa un ordine di servizio, per l'appunto, e l'autobus cambia percorso. Il taxi invece, costruisce il suo percorso rispettando i vincoli, sulla misura dell'utente, del suo cliente, sono un po' le reti istituzionali, le reti secondarie dunque, la metropolitana è assimilabile ad un ospedale per esempio, oppure ad un carcere, alla scuola, alla stessa azienda ASL nel suo complesso, non si possono dunque cambiare le regole, sono tutte molto formalizzate, sono definite per legge. Invece l'autobus è simile ad un'organizzazione, per esempio: un consultorio ha un aspetto destituito che è fisso perché è stabilito dalla norma, e poi può darsi un'organizzazione diversa da una regione all'altra per esempio.  

Il taxi invece è come i nostri progetti individuali: noi costruiamo il percorso in base al bisogno dell'utente o del paziente a seconda di chi si tratta, e vedete che i percorsi sono diversi, sono molto variegati. Ci sono posti dove nè una metropolitana, nè un autobus possono circolare, magari perchè non è stato costruito un apposito tunnel, alle persone invece quella strada è consentita, possono addentrarsi in un boschetto per esempio, camminano, si muovono liberamente. Queste sono le reti di cui parliamo, cioè noi parleremo soprattutto delle reti che si sviluppano a partire dalle esigenze di vita della persona e nella vita delle persone.

Perché parliamo di queste reti? Perché, come le ricerche lo hanno ampiamente dimostrato ma anche le sperimentazioni che noi abbiamo fatto nell'ambito del servizio sociale, queste reti primarie appunto, questa trama di rapporti fatta tra la famiglia e parentela, vicini, amici, colleghi di lavoro, hanno un peso essenziale nella vita delle persone e fanno la differenza nella qualità della vita tra chi ha rete e chi non ne ha, chi ha una rete di buona qualità, con legami di buona qualità dunque, e chi ha reti povere o con una qualità a bassa soglia. Allora, adesso entriamo nel merito dell'intervento di rete.

Il mio intervento, la mia lezione consiste appunto in questa prima parte che abbiamo appena affrontato ed è una piccola introduzione che ho fatto per collocare bene le definizioni delle reti sociali, ed una seconda parte che è divisa in due. La prima parte approfondisce l'esplorazione delle reti, la seconda parte approfondisce la mobilitazione delle reti. 

Allora, parliamo dell'esplorazione adesso, la fase di esplorazione. Sono due le fasi dell'intervento, questa è la fase di esplorazione. Allora, noi partiamo da un ipotesi, è un assunto più che un'ipotesi: tutte le persone, noi compresi, siamo vulnerabili, non c'è persona che non sia vulnerabile, lo può essere per alcuni aspetti ma tutti siamo vulnerabili, le persone che noi incontriamo al servizio sociale sono vulnerabili, può darsi, è probabile che siano più vulnerabile di tanti altri. 

Nello stesso tempo, le persone sono portatrici di risorse, oggi si parla di capitale, cioè ognuno di noi ha un capitale umano e sociale, umano in quanto personale e sociale in quanto questo capitale è rilevante dal punto di vista sociale, facciamo un esempio: se io sono laureata, ciò rientra nel mio capitale personale, ma voi pensate a tanti laureati cosa potrebbero fare in una città o in un paese e invece poi pensate a pochi laureati cosa potrebbero fare in una città o in un paese; quindi questo è un esempio di un capitale umano che è anche un capitale sociale, cioè utile alla società. Siamo tutti quindi vulnerabili.

C’è un rapporto inversamente proporzionale tra vulnerabilità e capitale sociale: più capitale sociale ho, meno sono vulnerabile, è un'ipotesi che però è anche documentata da molti fatti, e che cosa costituisce il capitale sociale, in particolare delle persone che noi incontriamo, ma si può dire anche delle persone in generale? Punto primo: l'habitat, l'habitat non è solo la casa, ma dove vivo, io lavoro molto in Africa e l'habitat dell'Africa fa sì che le persone siano più vulnerabili, per esempio: per la siccità, oppure laddove non ci sono coltivazioni.

 

Questo testo è estratto dal nostro video-corso Fad  Il servizio sociale nella postmodernità:Temi, sfide, prospettive , ha come scopo quello di informare e permette di approfondire tematiche legate al corso.

Estratto della lezione della dott.ssa: Lia SANICOLA

Lia SANICOLA
Docente di Metodi e Tecniche del Servizio Sociale
Università di Parma
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