Le malattie infettive di frontiera: dalle pandemie a Ebola

La lezione di oggi è dedicata alle pandemie e alle malattie infettive di frontiera. Sappiamo che le malattie infettive rappresentano, e hanno rappresentato nel corso del tempo, una problematica sostanziale nella storia dell'uomo, e hanno inciso pesantemente nello sviluppo e nella progressione della storia, non soltanto in termini di sviluppo economico, di sviluppo sociale, ma anche di immaginario collettivo, hanno inciso sugli aspetti culturali; alcune delle grandissime epidemie del passato, addirittura, sono state riportate nella storia della letteratura; come ad esempio la grande peste di Atene, la morte nera dovuta a yersinia pestis riportata da Boccaccio nell'ambito del trecento, ma andando avanti nel tempo, ce ne sono state altre, come per esempio l'influenza spagnola. Quindi, ciò che ha modificato un pochino questi aspetti e questa storia, è stata, dopo secoli di incontrastato dominio delle malattie infettive, dopo secoli di incontrastato dominio delle pandemie, l'introduzione di alcune accortezze nell'ambito della sanità, la prevenzione, l'introduzione della antibioticoterapia, introduzione delle vaccinazioni, che hanno consentito un progressivo decremento della mortalità, dovuta alle malattie infettive. 

Tutto questo ha portato nel corso del tempo, ad avere l'impressione, da parte delle grandi strutture che operano a tutela della salute pubblica a livello mondiale come per esempio l'organizzazione Mondiale della sanità, che le malattie infettive, almeno dei paesi sviluppati, non rappresentassero più una priorità. Tant'è che nel 1978 fu dichiarato proprio dall'organizzazione Mondiale della sanità che, nei paesi ad alto sviluppo economico, le malattie infettive non rappresentavano più una problematica prioritaria. Tuttavia, il mondo si è modificato nel corso del tempo, siamo andati incontro a quello che è stato definito da Mcluhan “il Villaggio Globale”, ossia un mondo sempre più piccolo, con un progressivo restringimento delle distanze, sia culturali ma soprattutto geografiche, tale che, siamo andati incontro a vivere in un mondo che sostanzialmente è come un piccolo villaggio. 

Vorrei farvi osservare un aspetto interessante da questo punto di vista: intorno al 1500 fino a circa il 1840 il mondo aveva queste dimensioni, calcolate come velocità media di trasporto, successivamente dal 1850 al 1930, con l'introduzione dei treni e delle navi a vapore, il mondo diventa più piccolo, perché le distanze vengono coperte più rapidamente. Con l'introduzione dei voli aerei, dopo gli anni 50, il mondo diventa ancora più piccolo: gli aerei diventano più veloci e le distanze vengono coperte progressivamente, con una velocità sempre superiore.

Quindi, il mondo sostanzialmente globalizzato è un mondo in miniatura. In questo mondo in miniatura si sovrappone una situazione geopolitica che porta la popolazione mondiale a crescere numericamente, fino a raggiungere gli attuali settemiliardi di persone, come popolazione complessiva, e notiamo un importante spostamento delle popolazioni da zone povere verso zone a ricco indotto economico. 

Da un punto di vista di grandi numeri, gli spostamenti non rappresentano un problema importantissimo, perché rappresentano all'incirca, è stato calcolato il 3,2% della popolazione mondiale che si sposta. Tuttavia, i numeri, se li andiamo a prendere in quanto numeri e non in quanto percentuali sono elevati, perché duecentotrentadue milioni di persone, calcolate come persone che si muovono annualmente, sono un flusso veramente molto importante. 

Parallelamente, un mondo più piccolo è un mondo che avvicina zone geografiche profondamente lontane, zone in cui ci sono patologie profondamente differenti, se noi non avessimo queste capacità di spostarci rapidamente, probabilmente non verrebbero mai a contatto reciprocamente. Quindi, diciamo che il rischio di spostare malattie importanti diventa maggiore, presenti in un'area, in zone dove queste malattie non sono conosciute.

Se andiamo a vedere la situazione specifica del nostro paese, osserviamo che in Italia sin dagli anni 70, i processi migratori sono stati sempre più intensi. Questo perché lo sviluppo economico è sempre migliore, il fatto che il nostro paese si trovi in una zona geografica che rappresenta la porta del continente europeo, ha permesso l'afflusso di ingenti quantità di persone migranti. A tutto questo è corrisposto una condizione di allarme da parte dell'opinione pubblica che ha percepito questi flussi non sempre in modo tranquillo, ma anche come potenzialmente dannosi, anche dal punto di vista dell'importazione di malattie da paesi lontani. 

Se andiamo a vedere nel dettaglio qual'è in realtà la problematica dell'immigrazione in Italia, osserviamo che la popolazione italiana, attualmente è stimata essere circa sessanta milioni di persone, e che la popolazione migrante stabilmente residente nel nostro paese all'incirca rappresenta lo 8,2-8,9%, quindi una fetta abbastanza sostanziosa, però non maggioritaria ovviamente. 

Se poi andiamo a vedere le persone che migrano nel nostro paese senza permesso e che in qualche modo vengono intercettati; in realtà rappresentano una quota relativamente piccola, almeno secondo i dati del 2013. Nei centri di accoglienza nel 2013, erano presenti circa sessantamila persone, circa trentamila erano in stato di irregolarità e seimila erano presenti nei centri di espulsione. La quota di persone provenienti da paesi-altri rispetto all'Italia, era prevalentemente dall'Europa, in seconda battuta dall'Africa e dall'Asia.

Le principali comunità erano quella rumena, quella albanese e quella marocchina. Ora, se noi consideriamo questo aspetto, ci rendiamo conto che la migrazione, effettivamente rappresenta una situazione particolare, che incide in qualche misura anche in termini di sanità pubblica, perché comunque; numericamente parliamo di numeri importanti, circa l'8 % della popolazione nazionale, ma i migranti che arrivano, come arrivano dal punto di vista sanitario? Diciamo che la letteratura riporta dei dati che sono forse inattesi nell'opinione pubblica, ma che in realtà sono ampiamente dimostrati. 

Il migrante in quanto tale, molto spesso si muove dalla propria terra seguendo un progetto migratorio, che è quello di trovare una vita migliore, trovare la disponibilità di introiti economici tali da poter fare delle rimesse economiche verso il proprio paese. Quindi, oggettivamente deve muoversi avendo una condizione di buona salute per poter effettuare questo tipo di progetto. Molto spesso viene scelta nell'ambito delle famiglie una persona che sia di giovane età è in grado di espletare questo tipo di progetto di miglioramento economico.

Quello che è stato dimostrato è che il migrante quando arriva, in realtà, spesso è sano di salute e questo si chiama “concetto dell’effetto migrante sano”, ossia il migrante arriva in buona salute. Ovviamente i migranti, molto spesso, non trascorrono nelle condizioni migliori il tempo che passano nel paese ospite.

Diciamo che c'è un disagio culturale, un disagio di integrazione, un disagio abitativo, un disagio economico, un disagio nella ricerca del lavoro: tutto questo si traduce in un progressivo deterioramento dello stato di salute. Il tempo che intercorre tra l'arrivo nel paese ospite e il momento in cui l'emigrante ha necessità di ricorrere all'ausilio di un sanitario o comunque di una struttura sanitaria, viene definito “intervallo di benessere”. 

E quali sono le patologie che più frequentemente si osservano nell'ambito del peggioramento dello stato di salute del migrante? sono in realtà patologie non infettive nella maggior parte dei casi, o comunque patologie intercorrenti, patologie del disagio. Vediamo che sono spesso infezioni o infiammazioni delle alte e basse vie aeree, sono malattie veneree, patologie dell'apparato digerente, patologie traumatiche, ortopediche, sono malattie banali, ma raramente sono malattie infettive di importazione che possono essere un problema importante per la popolazione italiana.

 

Questo testo è estratto dal nostro video-corso Fad ECM Migrazione:Sanitario Italiano e Paziente Straniero, ha come scopo quello di informare e permette di approfondire tematiche legate al corso.

Estratto della lezione del dott.: Giancarlo CECCARELLI

Giancarlo Ceccarelli
Dirigente Medico Dipartimento Sanità Pubblica a Malattie Infettive
Sapienza Università di Roma
Potrebbero interessarti anche...
Martedì 17 Novembre

Covid 19. Il giorno più lungo

Salve a tutti, mi chiamo Ilaria Lega, sono una psichiatra e lavoro come ricercatore all'Istituto Superiore di Sanità ...