Lavorare con i migranti in una società liquida: implicazioni deontologiche e metodologiche per il Servizio Sociale

Il tema che mi è stato affidato: “Lavorare con i migranti in una società liquida. Implicazioni metodologiche e deontologiche per i servizi sociali”, è certamente un tema molto ampio, per cui cercherò di concentrarmi su alcune questioni, tenendo conto anche di altre lezioni che sono presenti all'interno di questo corso, per esempio quelle di Patrizia Marzo, che da una definizione anche rispetto ad alcuni approcci teorici, culturali, che hanno a che fare ovviamente con l'etno-metodologia e che possono essere utili per gli assistenti sociali e per il servizio sociale.

Questo tema, se osserviamo il titolo, va ovviamente declinato tenendo presente: cos'è una società liquida? chi sono i migranti? quali sono le implicazioni metodologiche e deontologiche? Molto brevemente, rispetto al tema che riguarda la società liquida: questo concetto di società liquida è stato coniato da Bauman in una sua pubblicazione del 2002, che è famosa in tutto il mondo, e che è stata molto apprezzata anche dai professionisti del sociale. Il carattere liquido che contraddistingue la nostra società moderna e postmoderna, denota in realtà la frammentazione, la destrutturazione dei legami sociali. In questo senso, questa destrutturazione, frammentazione è causata da diversi processi che qui possiamo soltanto nominare, la degiurisdizionalizzazione dei processi, la rarefazione di alcuni legami, non solo a livello sociale ma anche a livello familiare.  

Laura Fruggeri ha scritto un bellissimo testo su questi aspetti, dal punto di vista psicologico e comunque utile per il servizio sociale, afferma che la negoziazione è in realtà diventata quotidiana, poiché le norme e la struttura delle famiglie e non della famiglia, ovviamente, comportano una serie di conseguenze, appunto di negoziazione dei conflitti quotidiani. Questa società liquida, è una società difficilmente classificabile ai fini di una sua completa compressione, e aumenta la distanza percepita tra le esigenze dei cittadini e la relazione che questi stessi hanno con le istituzioni. Questo è uno dei motivi per cui gli assistenti sociali faticano anche a lavorare oggi, è solo uno dei motivi, ce ne sono tantissimi altri. Vorrei attirare la vostra attenzione su questa slide, in particolare sulla fotografia che viene proposta: sono tre ragazze, presumibilmente, non sono riuscita a trovare la data esatta della foto, tra gli anni 60 e primi anni 70, c'è un cartello che dice: “Se sei neutrale in situazioni di ingiustizia, hai scelto di collocati dalla parte dell'oppressore”.

Questa è una frase di Desmond Tutu, il primo arcivescovo anglicano nero di Città del Capo in Sudafrica, che è stato insignito del premio Nobel per la pace 1984. Allora, come qualcuno di chi ci sta ascoltando avrà avuto modo forse di constatare in altre occasioni, non mi piace la retorica; credo però che, in questo particolare contesto storico, gli assistenti sociali siano chiamati a scegliere, siano chiamati a decidere da che parte stare.  

In questo senso mi sembra che questa immagine possa essere altamente evocativa, lo vedremo fra poco in che senso. Ora potete apprezzare alcuni disegni che sono stati svolti da bambini in un campo per rifugiati in Austria; li propongo perchè, potete leggere poi anche le frasi di commento, sono stati pubblicati in un articolo che è di un collega assistente sociale molto impegnato nelle organizzazioni internazionali di servizio sociale, molto impegnato diciamo nella cooperazione internazionale nel lavoro nelle emergenze. Ciò che è molto interessante, come vedete nel link in alto, è che questo suo articolo è stato pubblicato nel Guardian: uno dei giornali più importanti del Regno Unito. Questo giornale ha attivato una pagina online in cui, gli assistenti sociali possono scrivere e pubblicare dei loro interventi, e mi sembra, a proposito di società liquida e del tentativo che; può essere svolto da vari attori, da vari enti, da varie organizzazioni, da varie iniziative, il tentativo di trovare delle piste di soluzione ai problemi che questa società liquida ci pone, mi sembra un bellissimo esempio attivato da questo giornale. Questa è un'altra foto del periodo in cui i rifugiati, ricorderete alcuni mesi fa, venivano trasportati con gli autobus attraverso i confini. Non entro nel merito delle questioni di politica internazionale che certamente stanno pesando moltissimo; e anche delle rappresentazioni che di questo fenomeno sono attualmente suggerite dai media, come per esempio in questi giorni, alcuni paesi scandinavi hanno dichiarato che chiederanno denaro a chi si rifugia nei loro paese, a migranti che non siano rifugiati, che non possono essere considerati rifugiati. In realtà, bisogna analizzare con molta attenzione il fenomeno, perché queste decisioni non sono spesso nella realtà così come vengono rappresentate. Tuttavia, questo ci dimostra anche che alcuni paesi del nord Europa che sono sempre stati considerati un mito, stanno facendo i conti, come anche l'Italia, con questo che è un dramma internazionale.

Quindi come professione, come disciplina, il servizio sociale è sollecitato a prendere una posizione, come vi dicevo poc'anzi, nell'importante dibattito in corso sulla giustizia sociale, sulla partecipazione dei cittadini, sui meccanismi di inclusione sociale che le diverse comunità locali mettono in atto, e ad assumere le proprie responsabilità nei processi di conoscenza e di intervento; quindi questo riguarda sia la comunità accademica del servizio sociale, sia le attività di ricerca e le attività all'interno dei servizi e delle organizzazioni pubbliche e private, nei quali gli assistenti sociali stanno lavorando. Quindi si tratta di trasformare, senza eluderle, le funzioni di tipo assistenziale riparativo nelle quali, il servizio sociale è stato confinato. 

Come ho avuto modo di precisare, di descrivere con particolare attenzione all'interno del mio ultimo volume: “Il servizio sociale di comunità” edito nel 2015, questa trasformazione, quanto mai necessaria, nel senso che, promuovere benessere e qualità della vita di tutti coloro che vivono, abitano, attraversano un territorio, implica delle appropriate interazioni tra diversi attori e richiede quindi; un innovativo impegno da parte degli assistenti sociali all'interno delle comunità locali nelle quali stanno operando. Questo non significa non lavorare più sul caso, ma certamente questo modo di lavorare, che ha contraddistinto non solo gli assistenti sociali, ma soprattutto l'organizzazione dei servizi all'interno delle organizzazioni nelle quali sono collocati, e soprattutto le politiche sociali che hanno deciso questo tipo di organizzazioni, vanno riviste, vanno trasformate. 

Queste politiche sociali, le politiche anche sulle migrazioni, sono state analizzate in un interessante articolo che vi propongo di leggere di “Barberis” ma anche quello di ”Boccagni”, all'interno del “British Journal of social work”, dove mettono in evidenza alcune caratteristiche che mi paiono particolarmente lucide per poter effettuare un'analisi che permetta, poi, delle riflessioni rispetto ad una progettazione diversa. Gli autori definiscono l'immigrazione finora “low cost” relativamente recente, rapida, per lavoro tendente alla stabilizzazione, il secondo punto che propongono riguarda i ricongiungimenti, la crescita dei Minori, i nuovi flussi quando i vecchi sono stabilizzati, la domanda di lavoro non qualificato, che costituisce il 10% della forza lavoro, ma il 35% della forza lavoro non qualificata, questo ci fa comprendere come determinati ruoli, determinati lavori vengono svolti ormai da migranti, da persone che tentano di stabilizzarsi all'interno nei paesi nei quali arrivano.

 

Questo testo è estratto dal nostro video-corso Fad Migrazioni, Servizio Sociale, Benessere, ha come scopo quello di informare e permette di approfondire tematiche legate al corso.

Estratto della lezione della dott.ssa: Elena ALLEGRI

Elena Allegri
Professore aggregato di Sociologia e di Servizio Sociale
Università del Piemonte Orientale DIGSPES - Alessandria
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