La tratta degli esseri umani: aspetti giuridici e deontologici per gli operatori sociali

Sono Federica Dolente, sono una Ricercatrice dell'Associazione PARSEC di Roma e mi occupo del fenomeno della tratta degli esseri umani e dell'immigrazione da diversi anni.

Oggi parleremo dunque della tratta di esseri umani ed in particolare degli aspetti giuridici e deontologici per gli operatori sociali. 

È interessante partire dal rapporto tra immigrazione e welfare, è un rapporto che si è configurato in molti paesi europei come uno dei temi più cruciali delle società contemporanee, politiche di immigrazione fortemente restrittive sono oggi presenti in tutti quanti i paesi europei, anche nei paesi di passaggio dei flussi migratori che stanno introducendo, o hanno già introdotto, dei meccanismi di chiusura con una forte limitazione della possibilità di ingresso regolare dei migranti.

Qual è la conseguenza di queste politiche di limitazione degli ingressi regolari? Ovviamente è l'aumento di flussi irregolari che si stanno sempre più intensificando, anche a causa di tutta una serie di determinanti storiche di tipo geopolitico, di tipo religioso e di tipo anche climatico. Queste determinanti storiche ovviamente generano flussi migratori diversi, e quindi generano anche dei diversi modi in cui si affronta l'esperienza migratoria, possiamo fare una sommatoria distinzione, una sommaria distinzione in base alla volontarietà della partenza, per cui, la partenza può essere volontaria o imposta, in tal senso il migrante può partire in cerca di lavoro oppure in cerca di protezione.

Come dicevo prima quindi, le conseguenze delle politiche sono appunto l'aumento di questi flussi irregolari e proprio perché i flussi dipendono da queste determinanti, cambieranno moltissimo nel corso del tempo, quindi abbiamo migranti che partono in cerca di lavoro, e migranti che partono in cerca di protezione. Possiamo fare altri distinguo: la partenza, il viaggio, l’arrivo, questi elementi già descrivono flussi migratori diversi. Cioè, non basta il desiderio di emigrare per diventare un migrante, ma bisogna anche avere un capitale a disposizione, bisogna sapere per esempio come si arriva nel paese di immigrazione, come si entra nel paese in cui si decide di emigrare, quali sono i requisiti di tipo economico o di tipo legale per rimanere nel paese dove si è scelto di emigrare, e soprattutto, bisogna sapere cosa si può fare nel paese di arrivo, anche questi elementi qualificano i flussi migratori da regolari o irregolari, e questo è estremamente importante rispetto per esempio al tipo di viaggio che i migranti affrontano per arrivare nel paese, la migrazione è un viaggio che costa, è un viaggio molto oneroso in termini economici, è un viaggio molto lungo, ecco questo tipo di informazioni sono fondamentali per capire di quali tipi di flussi stiamo parlando. 

Entriamo ora nel vivo della questione della tratta degli essere umani, ovviamente siamo all'interno dei flussi irregolari. Quella che riporto qui è la definizione che troviamo nel Protocollo addizionale della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in particolare di donne e bambini, è la Convenzione di Palermo fatta nel 2000.

Cosa ci dice questa convenzione? La tratta di persone indica il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l'ospitare o accogliere persone tramite l'impiego o la minaccia di impiego della forza o di altre forme di coercizione, di rapimento, frode, inganno, abuso di potere o di una posizione di vulnerabilità, o tramite il dare o ricevere somme di denaro o vantaggi per ottenere il consenso di una persona che ha autorità su un'altra, a scopo di sfruttamento. Ora vediamo quando nel Protocollo si parla di sfruttamento, quali sono le aree dello sfruttamento? Lo sfruttamento comprende come minimo lo sfruttamento della prostituzione altrui o altre forme di sfruttamento sessuale, il lavoro forzato o prestazioni forzate, la schiavitù o pratiche analoghe, l'asservimento o il prelievo di organi. Adesso facciamo un'ulteriore distinzione: Trafficking vs Smuggling.

Con il protocollo di Palermo quindi abbiamo visto che si giunge ad una definizione di trafficking che è universalmente condivisa e ad una chiara distinzione tra il trafficking e il reato di smuggling. Il trafficking è lo spostamento di un essere umano, anche all'interno dei confini nazionali, utilizzando una vasta gamma di mezzi di coercizione, questo è estremamente importante, quindi una vasta gamma di mezzi di coercizione, quindi mezzi che vanno ben oltre la mera violenza ma che possono servirsi anche di inganno, raggiro, false promesse, tutto ciò, allo scopo di sfruttare la persona in diversi settori illeciti.

Cos'è invece lo smuggling? Lo smuggling è il favoreggiamento dell'ingresso irregolare, ossia non è un crimine contro la persona, contro il migrante, ma la violazione delle leggi di uno Stato, quindi è l'elusione dei vincoli all'ingresso ed il favoreggiamento dell'ingresso irregolare ad opera di uno smuggler, incaricato dietro compenso di aiutare i migranti consenzienti a varcare le frontiere illegalmente, quindi questa è la distinzione tra trafficking e smuggling.

Adesso vediamo alcuni dati di sfondo per avere quindi a nostra disposizione uno scenario che ci aiuti a definire il fenomeno. Vi riporto qui i dati degli ultimi rapporti dell'Organizzazione Iinternazionale per le Migrazioni, dell'OIM, e poi per l'Europa invece, vedremo i dati delle Nazioni Unite e anche alcune definizioni di Eurostat. Secondo quindi l'ultimo rapporto dell’OIM, almeno 20 milioni sono le vittime di tratta a scopo di sfruttamento, sia sessuale che lavorativo, quindi due ambiti e 20 milioni le vittime di tratta, questi dati si riferiscono al 2014, le donne e le ragazze, quindi anche donne minorenni , costituiscono il 98% delle vittime di tratta solo a scopo di sfruttamento sessuale.

Vediamo ora la situazione in Europa: secondo l'ultimo rapporto delle Nazioni Unite, tra il 2000 ed il 2010, i dati del rapporto del 2014 si riferiscono all'intervallo tra queste due date, sono state stimate circa 140 vittime di tratta in Europa. Come sono state introdotte queste persone? Sono state introdotte illegalmente, soprattutto attraverso diverse rotte, ovviamente la rotta del Mediterraneo, quindi via amare, la rotta dei Balcani e poi via terra, attraverso i paesi dell'est e della Turchia.

Quali sono le aree di sfruttamento di queste vittime della tratta Europea? Il 65% risulta trafficato a scopo di sfruttamento sessuale, il restante 35% è diviso: nel 26% risulta trafficato a scopo di sfruttamento lavorativo, e il 9% risulta trafficato per accattonaggio o per commettere attività illegali o crimini, lo 0,1% è trafficato per la rimozione forzata di organi. Secondo l'Eurostat nel 2014 l'Italia è il paese di destinazione in cui si registra il maggior numero di vittime, e questo è uno scenario globale. Ora scendiamo nella situazione italiana e per darvi conto dello scenario che riguarda il nostro paese, ho utilizzato come fonte di informazione i dati relativi alle vittime di tratta emersi nelle annualità del 2013 e 2014 attraverso i Dati dei Progetti di Protezione Sociale che noi andremo a vedere successivamente. Quindi questi non sono dati di stima, sono dati effettivi che riguardano le vittime effettivamente riconosciute dagli enti preposti. Poi torneremo sulla distinzione tra questi due articoli.

Dunque, nel 2013 in Italia, per quanto riguarda le vittime, sia di sfruttamento sessuale che di sfruttamento lavorativo, sono state riconosciute 860 vittime di tratta in totale, di sesso femminile, i maschi sono stati 307, ovviamente maggiormente sfruttati nell'ambito lavorativo, mentre le persone transessuali riconosciute come vittime di tratta sono state 13, il totale delle vittime riconosciute sono state 1180 nelle annualità 2013-2014.

 

Questo testo è estratto dal nostro video-corso Fad Migrazioni, Servizio Sociale, Benessere, ha come scopo quello di informare e permette di approfondire tematiche legate al corso.

Estratto della lezione della dott.ssa: Federica DOLENTE

Federica Dolente
Ricercatrice
Associazione PARSEC
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