La mente femminile e la psichiatria di genere

Salve sono Federico Tonioni, lavoro al “Policlinico Gemelli” e insegno all'”Università Cattolica”, sono uno Psichiatra e parleremo in questa lezione di “Mente femminile e psichiatria di genere”.

Ho voluto unire questi due concetti apparentemente correlati, ma anche in parte slegati l'uno dall'altro, perché io credo che la psichiatria di genere sia soltanto una parte di quello che avviene mentalmente nella femminilità rispetto a quello che avviene, invece, nella mente maschile, e credo che mente femminile e psichiatria del genere si influenzino reciprocamente a più livelli, a partire da un livello basale dove la mente, lo vedremo dopo, femminile si differenzia da un corpo diverso. Perché biologicamente maschi e femmine sono strutturalmente diversi, fino al modello isterico. Parlo di modello isterico e non di malattia isterica, perché vedremo come dall’isteria, intesa proprio come patologia psichiatrica, si sia generato un modello isterico che tende oggi giorno ad essere presente in tutti i cluster nosografici e sintomatologici della psichiatria.

Come nasce la mente? Io credo che per cominciare ad inserirci in questo discorso, bisogna avere un'idea per sommi capi di come nasce la mente. La mente, sia quella femminile che quella maschile, perché in origine non esistono grandi differenze, non nasce quando nasce il corpo, nel senso che diversi studi hanno dimostrato che esiste l'esistenza di uno psichismo, di un'attività psichica, anche nella vita intrauterina, ma sia nella vita intrauterina, sia nell'atto della nascita, ancora non possiamo parlare di mente, perché la mente si organizza progressivamente con la crescita. Ed è importante sottolineare che all'inizio, anche come identità, come personalità, anche se ancora è presto per parlare di personalità dei bambini, non si nasce come un'unità, per cui non dobbiamo immaginarci di essere un cerchio, di essere definiti, ma anzi, immaginatevi un arcipelago fatto da diversi isolotti che sono tante parti di noi, perché così siamo alla nascita da un punto di vista mentale, e questi isolotti tendono ad avere, a procedere in maniera centrifuga, ovvero tendono a disperdersi, per cui, immaginate delle aree all'interno di un arcipelago che fanno questo movimento, ecco queste sono delle parti di noi che non tendono all'unità, ma tendono alla dispersione.

Che significa questo? Significa che per tutta la vita, a partire dalla nascita in poi, avremo bisogno di essere contenuti, di un contenimento, questo lo vediamo perché nei casi di salute mentale, questo contenimento è un confine molto sottile che è passibile di sospensioni momentanee, pensate poi alla psichiatria degli adulti, per esempio agli attacchi di panico, alle crisi d'ansia, alla disperazione. Quando siamo disperati e non riusciamo a smettere di piangere, alla paura di impazzire che è fisiologica ed è comune a tutti gli esseri umani, e che non significa essere pazzi, ma avere paura di impazzire fa un po' parte della normalità. Per cui dobbiamo queste sensazioni a volte sgradevoli, alla potenziale sospensione di questi confini di noi, proprio perché per tutta la vita noi abbiamo bisogno di un contenimento perché questa tendenza alla dispersione di queste parti di noi che vanno poi a formare l'identità, rimane in qualche modo fino alla fine. Tendiamo a fare un movimento centrifugo dunque, a disperdersi, a provare angoscia a vari livelli, e per questo motivo la formazione della mente, la costituzione della mente che avviene in progressione nel tempo, ha subito bisogno di livelli di contenimento che saranno durante la crescita decrescenti.

Che significa questo? Significa che la prima forma di contenimento della quale possiamo usufruire è lo stesso liquido amniotico che è qualcosa di caldo che ci avvolge e innesca una prima esperienza familiare, ovvero di avere qualcosa intorno a noi, pensate questa sensazione di essere contenuti, ovvero tenuti con qualcosa o con qualcuno, rimane poi per tutta la vita. Tant'è che alla nascita, da sempre, viene spontaneo, veniva spontaneo ma tuttora accade, fasciare i bambini, i bambini venivano fasciati, proprio perché, una volta fasciati, si tranquillizzavano, si calmavano perché riacquisivano un'esperienza a loro familiare, dentro la pancia i bimbi di esperienze ne fanno poche, una di queste sicuramente è sentire sempre qualcosa intorno al loro corpo, intorno alla loro pelle, mi riferisco sempre al liquido amniotico, qualcosa di caldo che li accoglie, di accogliente. Inizialmente sono proprio le fasciature; l'idea di fasciare i bambini ha lo scopo di ripristinare un'esperienza a loro familiare. Perché i bimbi tenderebbero tutti alla follia perché da quando nascono in poi, sono sottoposti ad una serie di cambiamenti a cui non sono abituati, e a cui non riescono a dare senso. Per cui, fin dall'inizio, fin dall'origine nascere significa andare incontro al trauma della nascita, perché? Perché è una prima vera esperienza di discontinuità di qualche cosa, il corpicino è già pronto a nascere, i polmoni possono respirare aria, l'intestino è canalizzato, il cuore batte, ma la mente ancora non è preparata perché respiriamo un'altra cosa, non siamo abituati alle coliche, per cui a scoprire il funzionamento anche del nostro Intestino, ma soprattutto, nell'ambito della vita intrauterina, non possiamo parlare neanche di dipendenza da qualcosa perché non possiamo parlare di mancanza.

Mentre un bimbo che nasce è costretto a fare un vagito per chiedere di essere nutrito, quando siamo nella pancia della mamma, il nutrimento è indipendente da una nostra richiesta; per cui non possiamo neanche parlare di dipendenza da qualcosa, perché un bimbo non è consapevole di questo legame, di questa dipendenza, comincia a porsi il problema proprio nell'atto della nascita. Perché il cordone ombelicale viene reciso e la nutrizione in qualche modo, deve essere un elemento di cui il bambino si accorge, si accorge della fame, fa esperienza della fame, e questo sembra banale ma cambia radicalmente le cose, perché costringe ogni neonato a comunicare, a comunicare attraverso l'unico modo che ha, che è un vagito, una richiesta, e allora le poppate, fin dall'inizio, saranno non scandite da teorie, dai libri o da presentimenti o pregiudizi, ma saranno scandite dalla tempestività della mamma, dalla devozione della mamma, perché ogni mamma va incontro il più tempestivamente possibile ai bisogno del suo bambino perché tende a ridurre il tempo di attesa che per i neonati è insopportabile, il più possibile, proprio perché l'attesa, la fame e la dipendenza, nella vita intrauterina sono tutte esperienze assolutamente non familiari; per cui, la devozione di una mamma nei confronti dei bisogni di un bambino sta proprio in questa tendenza a rendere la vita post-natale il più simile possibile a quella prenatale. Facendo questo, una mamma rende al bambino il più possibile le esperienze familiari,tutto ciò che è familiare un bimbo riesce a dotarlo di senso, tutto ciò che invece familiare non è potenzialmente traumatico, per cui la mamma collude con questa idea onnipotente che il bambino alle origini ha di se stesso, andando incontro a qualsiasi suo bisogno in maniera più veloce e tempestiva possibile.

Le basi della mente come si formano? Si formano perché un bimbo improvvisamente si accorge che per esempio c'è un dolorino che si chiama colichina, allora egli non sa bene che cosa sia questo dolore, non ha neanche la percezione del dolore inizialmente, si accorge semplicemente di qualcosa di nuovo, qualcosa di nuovo a cui non riesce a dare un senso, e allora però che cosa scopre? Scopre che facendo un vagito, emettendo l'unico modo di comunicare possibile a sua disposizione, la mamma arriva ma non arriva immediatamente; il bimbo allora comincia a sentire gli elementi che mette in associazione, che piano piano diventano a lui familiari, ovvero sente magari la voce della mamma che parla già con lui e che gli dice: “non ti preoccupare, ora arrivo”, sente dei passi, sente un odore che si avvicina che è sempre lo stesso, che è l'odore della mamma, sente tutto, come dire, un ambito sensoriale molto importante che progressivamente gli diventa sempre più familiare, e per cui, incomincia a mettere in sequenza, a mettere insieme delle piccole esperienze che si concludono in questo caso con l'esperienza dell'allattamento, per cui, avrà questa sensazione di liquido caldo che scende nella sua pancia e riempiendola, fa passare il fastidio della fame. Il bambino, ripetendo questa operazione tutte le volte che mangia, comincia, ed è questo messaggio importante che vi voglio dare, comincia ad avere una memoria fisiologica di come funziona il suo corpo.

Questo testo è estratto dal nostro video-corso ECM Fad Medicina di genere: oltre la pillola rosa e la pillola blu, ha come scopo quello di informare e permette di approfondire tematiche legate al corso.

Estratto della lezione del dott.: Federico TONIONI

Federico TONIONI
Psichiatra Fondazione Policlinico Gemelli Ricercatore Istituto di Psichiatria e Psicologia
Università Cattolica Sacro Cuore
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