Sostenibiltà e resilienza del SSN - parte 2

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È chiaro che, al di là della qualità del servizio sanitario nazionale, ci sono alcuni elementi (la dieta mediterranea, piuttosto che alcuni stili di vita) che ci pongono al riparo da alcune patologie. È anche altrettanto vero però, che alcuni di questi elementi che ci hanno tutelato in qualche maniera, vengono messi in crisi da noi stessi. Infatti l'importanza della dieta mediterranea sta calando, aumentano indicatori sugli stili di vita che vedono un peggioramento nella nostra situazione ( l'obesità infantile, i fattori ambientali). Quindi tutto questo ci deve mettere un po' in allarme perché non basta essere in cima a una classifica  di questo genere, per poter dire che effettivamente tutto va bene e che il Servizio Sanitario Nazionale continuerà a essere stabile anche negli anni negli anni futuri. Il paese, stando ai dati più recenti (Eurostat Database 2018) , sembra essere in salute. In termini comparativi, nel totale dei 27 paesi in classifica, siamo al terzo posto dopo la Francia e la Spagna (anche  in termini di aspettativa di vita). Quello su cui dobbiamo porre l’attenzione, oltre alla lunghezza della vita, è il modo in cui viviamo. Dopo i 65 anni, su questo, gli indicatori che abbiamo ci mostrano come la nostra capacità di avere una vita attiva è peggiorata.
La sfida del nostro sistema sanitario, non è tanto migliorare l'indicatore principale (quindi vivere di più), ma riuscire a vivere a lungo senza disabilità e senza limitazioni. A queste sfide si è aggiunto l'evento covid-19, che ha mietuto vittime in giro per il mondo e che sta cambiando un po' lo scenario. Alcuni degli elementi di sfida che caratterizzano oggi i sistemi sanitari moderni, sono stati ulteriormente accentuati dalla pandemia da covid-19.
Le sfide che aspettano il Servizio Sanitario Nazionale sono due: la sostenibilità e la resilienza (sono interdipendenti). Le due definizioni di questi due concetti, sono all'interno di un documento che è stato pubblicato quest'anno e che fa parte di una indagine (coordinata dalla London School of Economics e dal World Economic Forum) che ha cercato di comparare, partendo da otto paesi tra cui l'Italia, la capacità di far fronte a quelli che sono stati gli shock del periodo covid 19, da parte di sistemi sanitari di otto paesi a livello globale  (quindi anche la conseguente effetto sulla sostenibilità di questi di questi sistemi sanitari). Tutte queste analisi sono sono state fondate su un medesimo set di indicatori che cercano di catturare queste due dimensioni assolutamente importanti. La prima è la resilienza, ovvero,  la capacità di un sistema sanitario di adattarsi e uscire da crisi e shock. Questi shock possono essere sia immediati che a breve termine. Resilienza, invece, vuol dire essere in grado di rispondere a queste situazioni e ridurre al minimo gli effetti che nascono da esse. Essere resilienti significa avere la capacità di rispondere al fabbisogno e quindi essere sostenibile. La sostenibilità è intesa come la capacità di un sistema sanitario di fornire le funzioni per il quale nasce. Quindi in buona sostanza vuol dire fare educazione e comunicazione alla salute, continuare ad erogare attività di diagnosi, cura e riabilitazione. Un  sistema sostenibile, è un sistema in grado di acquisire le risorse di cui ha bisogno e di essere amministrato nella maniera più corretta. La sostenibilità deve essere vista sotto tre principali preospettive: la prospettiva ambientale (che in realtà è poco considerata quando pensiamo al funzionamento del servizio sanitario nazionale), la sostenibilità da un punto di vista economico (che la prima che ci viene in mente quando pensiamo appunto alla nostra spesa sanitaria) e quella sociale. 
 

 

Questo testo è estratto dal nostro video-corso ECM FAD "Farnaci e cure: oggi" e ha come scopo quello di informare e permette di approfondire tematiche legate al corso.

Estratto della lezione del prof. Americo Cicchetti

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