Il Servizio Sociale oltre la dicotomia professionalismo/managerialismo

Oggi parlerò di questo tema dal titolo: “Il Servizio Sociale oltre la dicotomia tra professionalismo e managerialismo”. Si tratta di un tema che ha suscitato molto interesse negli ultimi anni, ci si è soffermati sull'impatto del managerialismo sul sistema di welfare, è stato oggetto di numerose riflessioni all'interno di un dibattito piuttosto vivace. In questo dibattito si prospettano posizioni che sono nettamente sfavorevoli al managerialismo perché questo è diffusamente additato per essere responsabile di cambiamenti che vengono considerati esclusivamente problematici per il sistema dei servizi alla persona.

Questa dicotomia tra il materialismo e il professionismo avrebbe condotto, secondo Willem Tousijn che è uno studioso delle professioni, ad un gioco a somma zero, dove il managerialismo avrebbe sconfitto il professionalismo. Nell'ambito del servizio sociale si è cominciato, anche in Italia dopo avanzate riflessioni negli altri paesi d'Europa, a riflettere su questo tema e soprattutto nell'ultimo decennio, sono apparse alcune pubblicazioni di cui vedete nella slide la copertina di alcuni di questi volumi, che sono pubblicazioni che rendono conto di ricerche empiriche, quindi si è cominciato a riflettere su questo tema del rapporto fra professionalismo e managerialismo anche sulla base di dati empirici e non solo a livello teorico. 

Quali sono le conseguenze indicate in questo dibattito segnatamente rispetto all'impatto del managerialismo sul professionismo? Una delle prime conseguenze, quella più significativa, sarebbe la perdita dell'autorità professionale, la seconda riguarda addirittura lo snaturamento della mission della professione, uno snaturamento dovuto soprattutto all'eccessiva burocratizzazione che è stata introdotta nell'ambito dei servizi, e quindi dell'esercizio della professione dall'impostazione manageriale, e ancora, per quello che riguarda soprattutto il servizio sociale, una significativa difficoltà ad esercitare la funzione di influenzamento delle politiche dell'ente in un'ottica trifocale, una funzione che è ampiamente indicata in letteratura in modo concordante da parte di molti autori.

Queste conseguenze potrebbero apparire molto ancorate alla realtà attuale e frutto del nostro tempo, della crisi globale, delle politiche neoliberiste e dell'impostazione manageriale che ha invaso il sistema dei servizi. Invece, dobbiamo affermare che si tratta di aspetti che interrogano da molto tempo il servizio sociale, e questo è dimostrato da un ampio dibattito registrato in atti di convegni che si sono susseguiti nei decenni 50 e 60 del secolo scorso. Questa persistenza di problemi che sono stati affrontati già parecchie decine di anni fa, ha stratificato nel tempo una serie di difficoltà che non sono state risolte neppure dai conseguimenti formali del processo di professionalizzazione del servizio sociale.

Quando parlo del processo di professionalizzazione dei suoi conseguimenti, mi riferisco al riconoscimento del titolo, all'inserimento nella formazione universitaria, all'accademizzazione della disciplina, all'inserimento della professione nel sistema ordinistico con il corollario della deontologia, della disciplina e della formazione continua. Dicevo, neanche questi conseguimenti sono riusciti a risolvere i problemi che sembrano rendere ancora fragile lo stesso status di professione. Dobbiamo ricordare che il processo di professionalizzazione non è definito una volta per tutte, come ci ricorda sempre Tousijn, questo processo è caratterizzato da fasi di progresso, e ne abbiamo visto alcune, ma anche da fase di regresso e di stagnazione, quindi un processo in movimento. A questo proposito, può essere utile identificare quelle che sono le aree da consolidare rispetto a questo processo, ma anche quelle che sono le aree da innovare alla luce delle trasformazioni sociali che incidono sulle esigenze di professionalità che i servizi esprimono, ma anche da innovare sulla base di quella mutevolezza che caratterizza i confini tra le diverse professioni.

Qui proponiamo alcuni passaggi che possiamo considerare utili per provare ad identificare delle possibili vie d'uscita da quello che Elena Allegria definisce il guado della professione. Cioè, quel guado in cui la professione sembra essere ferma in questo momento, e per avanzare queste proposte, teniamo uno sguardo sul presente, ma anche uno sguardo retrospettivo, facendo qualche considerazione comparativa con alcune questioni analoghe che già sono state affrontate nel passato della storia dei servizi sociali. Vediamo adesso questo antagonismo, questa dicotomia, fra il professionalismo ed il managerialismo. Una dicotomia in cui, come ho già anticipato, il professionalismo sembra essere vittima delle pressioni e della sempre crescente forza di erosione da parte del managerialismo.

Voglio citare Lorenz, il quale, ci avverte della necessità di saper distinguere. Che cosa ci dice Lorenz? L'impostazione manageriale non può essere liquidata a priori, e dobbiamo saper distinguere fra due aspetti di questa impostazione, dobbiamo saper distinguere fra l'adozione di metodi e di pratiche che vogliono realizzare interventi sulla base dei principi di trasparenza, di efficienza e soprattutto, sulla base di principi che legittimano un processo di intervento da una parte, e dall'altra parte, abbiamo invece quei processi di mera trasformazione strutturale che tendono, e insistono, nel creare delle condizioni di tipo mercantile nel campo dei servizi alla persona che è il campo in cui gli assistenti sociali operano.

Per poter capire come mai non possiamo liquidare a priori questa impostazione managerialista, ci può essere utile soffermarci su alcune precisazioni di tipo concettuale. Ve le propongo a partire dal contributo di Freidson che è uno dei più autorevoli studiosi a livello mondiale delle professioni, secondo il quale, la divisione del mercato del lavoro è regolata da tre diverse logiche, sono logiche basate sull'assegnazione a soggetti diversi del potere di assumere decisioni e anche del potere di controllare l'attività. Vediamo questo potere nelle tre diverse logiche secondo la proposta teorica di Freidson: nella prima logica che è quella del mercato, questo potere è attribuito alla clientela che lo esercita attraverso il meccanismo delle preferenze; nella seconda logica che è quella burocratica manageriale, il potere è attribuito a chi occupa una posizione gerarchicamente superiore in quella organizzazione dove i beni ed i servizi vengono prodotti; nella terza logica che è quella denominata professionalismo, il potere è attribuito ai soggetti detentori di saperi e competenze professionali.

 

Questo testo è estratto dal nostro video-corso Fad Assistenza? No, grazie!, ha come scopo quello di informare e permette di approfondire tematiche legate al corso.

Estratto della lezione della dott.ssa: Marilena DELLAVALLE 

Marilena DELLAVALLE
Professoressa Aggr. Di Servizio Sociale - Università degli Studi di Torino; Assistente Sociale Specialista
Università degli Studi di Torino
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