Il minore preso in carico dal Servizio Sociale Professionale

Vi parlerò del minore abusato e la presa in carico dal servizio sociale e professionale. E' un argomento molto complesso perché riguarda le istituzioni e i servizi pubblici che si occupano della tutela dei minori che subiscono degli abusi e dei maltrattamenti, faremo una precisazione proprio sugli abusi sessuali perché il corso di formazione riguarda gli abusi sessuali. Alcune premesse importanti, perché l'argomento è sicuramente difficile, dubbi e criticità, nell’aspetto operativo di tutela dei bambini o degli adolescenti che subiscono abusi sessuali, siamo nei servizi pubblici, come vedrete nel corso della lezione, cercherò di essere molto chiara su che cosa significa servizio pubblico e integrazione dei servizi socio-sanitari per poter lavorare con efficacia su questa materia. 

Quindi, che cosa si intende per abuso sessuale di un minore? Quali situazioni sociali e familiari sono da considerare a rischio di abuso? Con quali criteri definire i livelli di gravità? Queste sono già le prime tre domande, le prime tre questioni importanti che ogni operatore che lavora su questa area, si pone nel momento in cui deve affrontare una complessa situazione di abuso. Perché le terminologie, e vedremo anche i concetti, possono dare interpretazioni diverse? Non c'è scritto da nessuna parte con chiarezza che una situazione familiare e sociale, è da considerare a rischio di abuso, bisogna ovviamente raccogliere una serie di dati e, vedremo come e quali, per poter andare a creare la costellazione che può definire l'abuso di un minore e poi, soprattutto, la terza parte riguarda con quali livelli di gravità possiamo definire un abuso e, dobbiamo assolutamente cercare di definirlo perché, un abuso può essere di livello lieve, può essere invece medio come situazione, quindi, stiamo sempre parlando di una cosa che è comunque grave per lo sviluppo di un bambino ma, certamente i livelli sono molto diversi perché, vedrete che le azioni di tutela che deve fare il servizio pubblico, sono molto diverse. 

Quindi, queste sono già, come potete vedere, le situazioni di contesto a questo nostro discorso, e quindi, è difficile una valutazione chiara e definitiva di ciò che debba intendersi per abuso o rischio di abuso per un minore. Perché è difficile? Perché abbiamo la presenza di più fattori in gioco. Che significa? Abbiamo in contemporanea situazioni che riguardano il diritto degli adulti e, in contemporanea, il diritto del minore a uno sviluppo, abbiamo la difficoltà di interpretazione, infatti abbiamo difficoltà nelle diverse attribuzioni che possono fare gli operatori dell'abuso. Faccio un esempio: potrei considerare una ecchimosi sul braccio di un bambino perché, il genitore durante un momento di discussione ha creato, ha dato uno schiaffo che ha lasciato il suo segno e potrei avere una situazione in cui, il segno sul corpo non c'è nel bambino ma, c'è un contesto ambientale, familiare molto grave, per esempio dei genitori tossicodipendenti ad un livello anche loro molto grave che trascurano in modo grave il bambino. 

Allora come vedete, i segni fisici possono essere interpretati come gravità di maltrattamento e, magari una situazione che quel segno fisico non ha, potrebbe essere non considerata tanto grave quanto invece lo è. Quindi, questo è un grandissimo problema e, nel corso della mia lezione cercherò di spiegare come superarlo perché, è questa poi la sfida del lavoro insieme multidisciplinare che gli operatori mettono in moto nei servizi per potersi intendere su che cosa significa abuso e che attribuzione dargli rispetto alla gravità; poi gli operatori possono considerare in modo diverso, per esempio, che un abuso sia episodico oppure ripetuto, dare più importanza all'abuso episodico e meno a quello ripetuto e quindi, anche qui muoversi sul processo di tutela con tempi diversi o con modalità diverse. 

Per esempio, anche un'altra difficoltà nella valutazione dell'abuso. è l'enfasi attribuita ad un comportamento rispetto ad altri, per esempio, la violenza psicologica può essere considerata minore, meno grave di quella fisica, ad esempio, un bambino che non ha nessun segno di maltrattamento ma comunque, vive una condizione di litigio tra i genitori in famiglia, di separazione conflittuale molto grave, è un bambino che, a seconda poi dell'età e a seconda dell'esposizione continua a questi conflitti anche molto gravi, può avere da questa situazione familiare, una condizione di danno psicologico molto grave, quando dico danno psicologico dico, una situazione che interrompe il suo sviluppo; la sua capacità cognitiva; gli aspetti emotivi; una costruzione di personalità che viene, come dire, inibita, o al contrario, che può manifestare il proprio disagio attraverso comportamenti aggressivi e così via. 

Molte volte questa condizione psicologica di sofferenza del bambino, viene da alcuni operatori considerata meno grave che, appunto, una situazione in cui ci sia un danno fisico visibile, e quindi ci può essere una sottovalutazione o sopravvalutazione dei comportamenti. Io posso pensare che, in fondo, una madre che è particolarmente attenta alla salute del figlio e per attenzione alla salute del figlio, posso ritenere che sia giusto che lo porti un giorno sì e un giorno no dal medico; che gli dia farmaci anche quando non servono; che sia talmente iperprotettiva che non lo fa uscire di casa; oppure, lo fa socializzare con i compagni e comportamento di questo genere. Cioè, le interpretazioni su che cosa può essere un rischio per lo sviluppo del bambino, come vedete, sono difficili da localizzare con chiarezza. 

Però, vediamo adesso come ci aiuta la letteratura e come ci aiutano varie definizioni che troviamo appunto nella letteratura: generica è una situazione, un modo di agire, che possa provocare una minaccia, un danno, l'abuso sessuale io l'ho inserito in tutta questa sfera del maltrattamento che, come vedrete, ha varie tipologie, proprio perché poi faremo la specifica sull'abuso sessuale. Quindi, vedete, siamo partiti da una condizione molto generica, cioè, tutte quelle situazioni, modi di agire che possono provocare una minaccia al minore, ad una più specifica invece, la troviamo da questi autori che dicono: tutti quegli aspetti che possono creare condizioni di sviluppo maladattive e sfavorevoli alla crescita, rendendo difficile l'inserimento sociale. Qui, vedete, già abbiamo una cornice molto più precisa perché, io posso pensare che una situazione maladattiva è quella in cui effettivamente il genitore non lascia socializzare suo figlio all'interno della scuola, e quindi rendere difficile, per esempio, l'inserimento nella classe e poi, eventualmente, nelle situazioni sociali più ampie. 

E' comunque un evento critico, questa è interessante come definizione perché è ancora più precisa, un evento critico connotato da incertezza e disorganizzazione. Significa che dovremmo trovare questo bambino messo in una situazione in cui, la sua vita è molto destabilizzata, è molto incerta, è disorganizzata e non ha dei punti fermi su cui appunto crescere, e questa disorganizzazione-incertezza è data proprio da questi fattori distali che, sono un po' la sua vulnerabilità: ogni bambino, ogni individuo nasce con una propria condizione, sia psichica che fisica particolare, quindi per esempio, se c'è una disabilità, se c'è una difficoltà a livello cognitivo, può avere una vulnerabilità dalla nascita...è prossimale, cioè, esperienze quotidiane che amplificano o riducono questo rischio, cioè, io potrei avere una situazione di fragilità fisica ma non avere delle esperienze quotidiane in famiglia difficili, e quindi, vedete che questa vulnerabilità, viene contenuta dentro una condizione familiare e sociale che tutela e protegge questa mia fragilità. Invece, posso avere una situazione in cui c'è la stessa vulnerabilità, ma vivo delle esperienze quotidiane che vanno ad amplificare questa mia vulnerabilità perché, magari, ci sono genitori che non sono adeguatamente attenti a quelli che sono i bisogni nella mia crescita.

 

Questo testo è estratto dal nostro video-corso Fad Abusi Sessuali sui Minori,  ha come scopo quello di informare e permette di approfondire tematiche legate al corso.

Estratto della lezione della dott.ssa: Giuseppina MOSTARDI

Giuseppina MOSTARDI
Assistente sociale, già Giudice Onorario Tribunale per i Minorenni di Roma
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