Globalizzazione, migrazione, Servizio Sociale

La mia lezione riguarda: “Globalizzazione, migrazione e Servizio Sociale”. In questo momento la vita quotidiana delle persone immigrate, in questo periodo storico nel nostro paese, è sempre più difficile, sia per i contraccolpi della crisi economica che riguardano tutti ma in particolare agli immigrati, sia per le crescenti difficoltà burocratiche legate ai permessi di soggiorno e ai diritti, e sia per una diffusa e crescente ostilità specifica, soprattutto in alcuni contesti, che mette le persone migranti, anche di seconda generazione, di fronte al riscontri interpersonali negativi.

In questo contesto i servizi che ricevono questa utenza, non hanno una situazione facile e appunto, il contesto a priori non è connotato in modo positivo, la fiducia e la collaborazione con gli immigrati devono essere costruite realizzando un contenitore potenzialmente attivo. Questo non è facile in una società più attenta alla sicurezza che alla solidarietà, sta diventando difficile sostenere la legittimità dei diritti degli immigrati e il loro riconoscimento. Il problema di fondo relativo ai diritti dell'uomo sembra oggi, non tanto quello di giustificarlo, quanto quello di proteggerli.

Come sapete le norme discriminatorie e persecutorie introdotte nel “pacchetto sicurezza” e approvato definitivamente con la legge 94 del 2009, sembra aver costituito in qualche modo come effetto di fare terra bruciata attorno agli irregolari, impedendo loro e ostacolando anche l'accesso alle prestazioni di servizi pubblici. Con questa legge si alimentano paure quotidiane dei cittadini indotte a considerare l'immigrazione come una sorta di flagello, si parla in continuazione di invasione degli immigrati, un flagello da cui difendersi solo con misure di ordine pubblico, invece di avere il coraggio di affermare che l'immigrazione è necessaria al nostro paese e di cominciare a praticare politiche a lungo periodo che affrontino i problemi dell'immigrazione.

Allora in questa situazione, se la xenofobia, cioè la paura dello straniero che è una cosa naturale, diventa stabile e viene usata demagogicamente trasformandola nel tema della sicurezza con una manipolazione politica e mediatica delle diversità culturali e religiose, dei fatti di cronaca, questa viene ad avere una funzione anti-immigrati e si rischia di riabilitare il razzismo come reazione legittima a comportamenti devianti o minacce. Se pensate all'immagine che ci viene dell'emigrazione sui massmedia, è molto difficile che nelle ore di grande ascolto si parli di immigrati inseriti, della loro vita, di come si rapportano alla nostra popolazione, tendono invece ad essere presenti fatti di cronaca più o meno gravi.

Allora, il rischio è che se nell'immaginario collettivo il razzismo cessa di apparire come una pratica da censurare per assumere i connotati quasi di un nuovo diritto, allora la situazione diventa molto difficile, e questo in questi ultimi anni l'abbiamo visto, soprattutto portato avanti anche a livello istituzionale, questa è la cosa grave, dai partiti che fino a poco tempo fa erano anche al governo. Nelle crisi economica che riguarda tutti, vediamo quella che è stata chiamata: “razionalizzazione della questione sociale”, cioè per esempio: alla disgrazia di essere disoccupati si aggiunge un sentimento di ingiustizia da parte degli immigrati che pensano di essere disoccupati a causa del colore della propria pelle o di come pronunciano il nome, quindi perché immigrati e in qualche modo non avere più diritti anche se stanno qua da vent'anni, come ad esempio la discussione se avevano o no diritto alla cassa integrazione in alcune zone, o alcune fabbriche. 

Parallelamente a questo sentimento degli immigrati, gli italiani disoccupati lo attribuiscono alla presenza degli immigrati, un processo di inclusione quindi degli immigrati, non è necessariamente vissuto dagli autoctoni, quindi dagli italiani, positivamente. Non è accettabile in genere, ma soprattutto nei momenti di crisi, da parte dei locali che potevano sentirsi detentori di un privilegio esclusivo proprio in quanto legata la nazionalità, i movimenti xenofobi e anti-immigrati emersi nei vari paesi di immigrazione, in Europa in quasi tutti purtroppo, si sono sempre riferiti in modo molto preciso alla riduzione dei privilegi nell'ambito delle politiche sociali.

Una delle frasi che avrete sicuramente sentito è: “Chi paga per gli immigrati se hanno diritto all'assistenza sanitaria?” Dimenticando che gli immigrati regolari che sono la maggior parte, se sono regolari vuol dire che hanno un lavoro, che vengono pagate le tasse dal datore di lavoro, e quello che serve. La convinzione che gli Italiani devono venire prima nell'attribuzione dei benefici e godimento dei diritti, nel lavoro, cioè la precedenza ai cittadini, è un valore piuttosto diffuso anche e non solo in ambienti xenofobi. In questa difficile situazione, si intravede per gli operatori la necessità di un continuo interrogare le pratiche, rendendosi consapevoli del senso che queste possono avere, a partire dal fatto che gli operatori sono anche soggetti parlanti a nome dell'immaginario sociale collettivo. 

Il loro lavoro è fatto di quotidianità e quindi di stereotipi, di routine, di significati collettivi e può essere influenzato in vari modi da quello che li circonda, dai massmedia, per esempio: è frequente sentire da assistenti sociali che dicono che un migrante irregolare è pericoloso perché hanno interiorizzato questa cosa, e può diventare difficile proseguire quel lavoro di inclusione messo in atto in molte realtà territoriali in questi anni con risultati interessanti di convivenza nella prospettiva di costruire una nuova società multiculturale. A partire dai migranti come soggetti di una domanda di diritti, e non oggetto di una missione umanitaria nella società di arrivo, come ci suggerisce SAIAD, che è un un sociologo algerino che vive in Francia, vorrei esporre e proporre un percorso di riflessione su alcune criticità del processo d'aiuto di Servizio Sociale con la professione degli immigrati. 

Uno degli effetti della criminalizzazione, della clandestinità, di queste pulsioni xenofobe è l'oscuramento del quadro del fenomeno migratorio nel nostro paese con una crescente confusione tra immigrati clandestini, irregolari, richiedenti asilo, persone aventi diritto a protezione umanitaria e mi sembra opportuno partire proprio da una breve presentazione del fenomeno migratorio nel nostro paese, contestualizzandolo in due processi che lo caratterizzano: la globalizzazione e il transnazionalismo.

 

Questo testo è estratto dal nostro video-corso Fad  Il servizio sociale nella postmodernità:Temi, sfide, prospettive , ha come scopo quello di informare e permette di approfondire tematiche legate al corso.

Estratto della lezione della dott.ssa:Elena SPINELLI

Elena SPINELLI
Docente di ‘Metodi e tecniche del servizio sociale’ nel corso di laurea in Servizio sociale
Università di Roma 'La Sapienza
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