Gestire lo stress in setting ansiogeni con utenti aggressivi: aspetti psicologici, relazionali ed etico-professionali

Oggi andiamo ad analizzare un argomento che spesso e volentieri troviamo nella nostra quotidianità e nell'ambito professionale, nella nostra dimensione professionale. Si tratta di momenti di tensione, di momenti che scuotono, di momenti che possono lasciare delle conseguenze: parliamo quindi oggi, dell'aggressività e della dimensione violenta. Per introdurci all'argomento, anzitutto, dobbiamo considerare che non esiste semplicemente una persona che viene aggredita, ci sono quindi varie cause che dobbiamo andare a conoscere perché anche nel caso della aggressività, nel caso della violenza, prevenire è meglio che curare; non sempre può essere prevenuta un'azione violenta, un’azione aggressiva, però dobbiamo mettere in campo tutte le risorse, tutte le strategie affinché si riduca nettamente il rischio dell'azione violenta.

Per cui, anzitutto concentriamoci su quelle che possono essere le caratteristiche dell'aggressore tra le varie cause. È ovvio che ci sono tanti caratteri, io qui con “caratteristiche” indicherei proprio la personalità dell'aggressore, il carattere esistenziale dell'essere umano, possono esserci persone che, guardandole, magari possono essere nervose e persone che, invece, sono più calme, più tranquille, persone che riescono ad avere un'interazione dialogica anche se c'è un qualche cosa che potrebbe averle tubate e persone che, invece , nel momento dello stress diventano estremamente aggressive. Ovviamente, come poter individuare le persone aggressive? Bisogna fare attenzione a non cadere in banali o facili pregiudizi, per esempio: vedere che una persona è tatuata, potrebbe farci automaticamente pensare che appartenga ad una categoria di persone aggressive, questo è un errore. 

Per carità, potrebbe essere, ma non è automatico e non è un'equazione valida! Per cui, le persone aggressive le puoi riconoscere , io direi, noi neuroscienziati diremmo: “in modo sottocorticale”, “riconoscerle di pancia”, dobbiamo imparare a tener conto delle nostre sensazioni: “a pelle non mi piace”; “a pelle mi sembra strano”; “a pelle mi sembra nervoso”... a volte ci sbagliamo, altre volte invece andiamo nella direzione esatta, e questo perché è a livello sottocorticale, cioè i nuclei profondi, come l'amigdala e altre strutture del sistema limbico, in modo millesimale, riconoscono alcuni atteggiamenti corporei, e noi in fin dei conti, come esseri umani, siamo animali e quindi la nostra dimensione animale riconosce una situazione che potrebbe essere potenzialmente a rischio, ad esempio: la persona che si alza in continuazione; la persona che è tesa; una persona che ha un tono ed un timbro di voce troppo marcati. Sono piccoli segnali che possono indicarci le caratteristiche dell'essere umano, è ovvio anche che situazioni di disagio psicosociale possono essere tra le cause di aggressione, per esempio: una persona che è disperata per motivi economici; una persona invece che viene da un contesto sociale di degrado dove la violenza e l'aggressività sono la comunicazione quotidiana per cui, tra il dire: “a me non va” e tirare uno schiaffo all'interlocutore non c'è alcuna differenza, sono queste cause di aggressione che possono riguardare la persona che aggredisce.

Queste cause non sono disconnesse tra loro, ma dobbiamo considerarle invece come cause che interagiscono tra loro. Per quanto riguarda l'ambiente dove, l'azione violenta, l'aggressione, può svilupparsi, anche qui dobbiamo prendere in considerazione le variabili di contesto, le variabili ambientali, sia strutturali da una parte, sia invece anche umane, il personale, lo staff, che compone un determinato ufficio. Ma accanto alle caratteristiche dell'aggressore, dobbiamo considerare anche altre caratteristiche, che come dicevo interagiscono tra loro per poi portare alla mente aggressiva. 

Dobbiamo immaginarci in fin dei conti, una situazione di campo, come per esempio, proprio un campo magnetico. Un gioco che facevamo da ragazzi: se noi prendessimo la segatura di ferro, mettessimo la calamita sotto un foglio, ci buttassimo la segatura di ferro sul foglio di carta bianca, vedremmo appunto che si formerebbe un disegno ovale, e quello è un campo. Se io modificassi il Polo Sud od il Polo Nord della batteria, automaticamente si modificherebbe il campo, così vale per le situazioni aggressive, così vale per le situazioni violente: non esiste mai solo ed esclusivamente un Polo Sud o un Polo Nord; non esiste mai potenzialmente una vittima ed un aggressore, bisogna sempre ragionare in termini di campo. In questo concetto del campo, entra quindi la seconda possibilità di contributo all'evento aggressivo, ossia quello che è la caratteristica del contesto ambientale-lavorativo, inteso come struttura da una parte, dall'altra invece come fattore umano, come caratteristiche dei singoli membri dello staff, e dello staff in toto che può avere caratteristiche specifiche.

Che cosa intendo dire quando bisogna fare attenzione al contesto lavorativo? E' ovvio che se io, per esempio, avessi un ufficio strutturato ad “L”, per cui, ho due stanze sul braccio corto e otto stanze sul braccio lungo della L, il braccio corto della L rimarrebbe probabilmente separato dal resto, perchè magari l'ufficio è grande e per raggiungere una stanza, il tragitto da compiere richiede vari secondi, è ovvio, dunque, che stanze così separate, da un punto di vista della sicurezza e della prevenzione degli eventi aggressivi, sono un qualche cosa di sfavorevole. È ovvio che, se io avessi, per esempio: un soggetto che tollera male lo stress e lo mettessi all'interno di un contesto lavorativo disordinato, cioè dove c'è magari un vocio di fondo; dove magari c'è chi entra nella stanza in continuazione oppure bussano alla porta; oppure condivido la stanza con altre persone e quindi c'è caos di sottofondo, aumenterebbe grazie a questi elementi, da una parte: proprio per quanto riguarda le caratteristiche strutturali, il rischio di aggressioni, perchè le aggressioni avvengono nell'ombra nella vita quotidiana. È ovvio che se io mettessi una zona dell'ufficio nell'ombra, aumenterei il rischio, in caso di presenza di persona violenta, del gesto aggressivo. Dall'altra: (come dicevo prima) bisogna anche tenere in considerazione le caratteristiche dello staff. 

Che cosa intendo dire? Ognuno di noi ha un carattere ed una dimensione di personalità, quando per esempio: dieci persone si mettono insieme, formano una dimensione di gruppo che, a volte è un team lavorativo, altre volte invece rimane con le dinamiche del gruppo, sono due cose completamente diverse. Il gruppo possiamo considerarlo come un individuo unico con dei tratti caratteristici, con delle variabili psicologiche, considerarlo appunto come un individuo. Il gruppo può essere inclusivo, il gruppo può essere esclusivo e quindi espulsivo. Quindi, bisogna lavorare molto sulla capacità del gruppo come unità e dei singoli membri che costituiscono il gruppo, che costituiscono lo staff, affinché la capacità di accogliere l'altro, l'accoglienza, si trasformi gradualmente in una dimensione di accoglimento.

 

Questo testo è estratto dal nostro video-corso Fad HELP!, ha come scopo quello di informare e permette di approfondire tematiche legate al corso.

Estratto della lezione del dott.: Emanuele CAROPPO 

Emanuele Caroppo
Psichiatra - Segretario generale centro ricerca Hera
Università Cattolica, Roma
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