Disuguaglianza/disuguaglianze. Perché contrastare le povertà: ragioni economiche ed etiche

Buongiorno, sono ilDott. Luigino Bruni.

Il tema della diseguaglianza è un tema molto importante perché tocca direttamente il patto sociale di una civiltà; di un popolo; di una nazione.La diseguaglianza è il verotest sulla Democrazia di un paeseperché è unprogetto politico; è una volontà artificiale, cioè non è naturale, perché la disuguaglianza è la condizione naturale degli esseri umani; quindi quando si lasciano persone interagire liberamente tra di loro, non abbiamo l'uguaglianza, abbiamo la diseguaglianza;perchéi talenti che ciascuno riceve, arrivando sulla terra, sono diversi da quelli degli altri.La diseguaglianza tra gli esseri umaninon è una disuguaglianza di reddito, di ricchezza, è la diseguaglianza dei talenti. Seprendiamo le persone e ogni tanto togliamo le differenze in più o in meno, eriallineiamo i punti di partenza, dopo un po' di tempo avremo ancora persone che hanno di più o di meno, perché la loro diseguaglianza è legata all'intelligenza; ai talenti; al saper intraprendere; al darsi da fare; alla creatività; all'innovatività.Queste cose sono di tipo naturale. Allora, un primo dato importante è chele cose che noi possiamo ridistribuire sono sempre poche e limitate, perché le cose più importanti che fanno la nostra “ricchezza e povertà” non sono ridistribuibili, e sono ad es.: intelligenza. Io posso andare in Africa, ci vado spesso; vado a condividere con i giovani africani la mia formazione, le mie informazioni, la mia cultura, posso condividere i miei soldi con le tasse, e con la filantropia con i poveri del mio paese, posso donare, però non posso condividere il mio dottorato; non posso condividere 30 anni di studio che sono legati alla mia storia; non posso condividere l'intelligenza; non posso nemmeno togliermene un po' e darla ad un altro.

Quindi,chi ama l'uguaglianza deve saper convivere con un senso di ingiustizia, perchè le cose più importanti non le puoi condividere, perché sono legate a dati di natura; a dati che sono difficilmente condivisibili,sennonchénei frutti, negli effetti: possiamo dividere il denaro che guadagno, ma non posso condividere il motivo per cui guadagno che è legato alla mia storia; alla mia famiglia; alla mia educazione; alla mia intelligenza;etc etc..quindi la diseguaglianza è un dato naturale, cioè:noi abbiamo a che fare con gente diversa perché diversi sono i talenti.Quindi tutte le volte che noi mettiamo insieme la gente, avremmo qualcuno che emerge e qualcun altro che rimane indietro,come nello sport: qualcuno vince e qualcuno perde, quindi questo è un primo punto dal quale dobbiamo partire.La diseguaglianza è la condizione naturale, tanto che ad un certo punto un economista del passato, che ho anche qui tra i vari personaggi della mia stanza,aveva dimostrato statisticamentechela diseguaglianza nei redditi è una forma di diseguaglianza che si trova in altre caratteristiche degli esseri umani, si trova nell'intelligenza ad es.; oppure nella creatività; quindi la diseguaglianza è un dato di natura, e “non vale la pena”, diceva Stan Lee, “di ridurla, perché dopo un po' si riforma di nuovo”, quindi diceva Pareto, da positivista, di fine 800:“Ogni intervento politico artificiale che vuole diminuire le diseguaglianze è destinato al fallimento, perché gli esseri umani dopo un po' la ricreano, perché le diseguaglianze,ripeto,hanno a che fare con l'intelligenza delle persone, e non tanto con la ricchezza e con i soldi. Eppure, nonostante Pareto, tutto il 900, ma anche già a fine 800 c'è stato un tentativo di ridurre le diseguaglianze; di livellare i beni,abbiamo detto:“non vogliamo un mondo troppo diseguale; non ci piace un paese dove qualcuno ha molto e la maggior parte ha molto poco”, perché uno vorrebbe dire chela diseguaglianza c'è sempre stata nel mondo, è vero, però ce n'era molta nel Medioevo; ce n'è stata di meno nel 900; e ce n'è di più ora.Ad es.: un economistaThomas Piketty, che oggi è molto famoso, al di là degli economisti, ha fatto questolibro sul “capitale del XXI secolo”, ha fatto vedere una cosa:nella storia degli ultimi 150 anni, tutte le volte che la diseguaglianza si è ridotta, i popoli hanno avuto crescite e sviluppo; tutte le volte che è aumentata, i popoli hanno avuto delle crisi.Quindi le diseguaglianze troppo grandi alla fine producono problemi, perché? Dov'è il problema? Perché quando la diseguaglianza cresce troppo, sopra una soglia,magari invisibile, ma reale, si blocca lo sviluppo?Questo è un tema molto grande, c'è unfatto di tipo storico: cioè quando a fine 800 si cominciò a discutere in Europa sul voto per tutti, il Suffragio Universale(almeno per i maschi),qual'era il punto che veniva sollevato dai ricchi e aristocratici(che erano quelli che votavano perché erano stati patrimoniali, votavano pochi ed essenzialmente erano i ricchi e gli aristocratici, non votano i poveri; non votavano gli operai etc. etc)?. Quando si cominciò a dire sulla spinta dei movimenti di socialisti, comunisti, “diamo il voto a tutti”, cosa pensavano i ricchi? “Se diamo il voto ai poveri, questi ci cacciano perché sono tanti, sono la maggioranza”. E quale fu allora la soluzione che i ricchi del tempo inventarono per evitare che l'arrivo dei poveri al potere al voto avrebbe comportato l'eliminazione dei beni dei ricchi; la cacciata dei ricchi?Fecero delle concessioni, sostanzialmente: forme dei diritti, la sanità e soprattutto la scuola, chiaramente il lavoro;dissero:“bene, un po' di torta la diamo anche a loro, altrimenti, se non diamo un po' di torta a loro, questi ci cacciano via”. Quindi quale fu l'idea?Si affermò il concetto chei poveri hanno bisogno dei ricchi, perché i ricchi concedono un pezzo di ricchezza e quindi si sta insieme ,ricchi e poveri; o più ricchi e più poveri, perché ad ognuno serve l'altro, cioè al ricco servono: camerieri; operai; contadini; ma anche al povero serve qualcuno che gli dia lavoro; che investe; che crea imprese; che addirittura consumi il bene di lusso,perchè ad es.: se non avessimo dei milionari che comprano la Ferrari, chiaramente la Ferrari fallisce, e tutto il mondo del lusso, di ieri e di oggi. Allorail patto sociale che poi sono diventate le Costituzioni del 900 è nato da questa alleanza, cioè i ricchi danno qualcosa ai poveri; e gli impediscono la rivoluzione.Bene,ma se la diseguaglianza cresce troppo?Cioè,negli ultimi decenni non è tanto cresciuta la diseguaglianza media come la misurava questo statistico italiano: Corrado Gini(il famoso indice di Gini cosiddetto, che è una misura della distanza tra le varie classi di reddito o ricchezza), cioè quello che sta crescendo non è tanto la diseguaglianza media di un paese;ma stacrescendo negli ultimi decenni la distanza tra il primo 1% e tutto il resto, cioè: c'è un 1% di ricchissimi che si sta allontanando sempre di più dal 99% restante, c'è questo slogan che qualche anno fa fu adottato da un Movimento che occupò Wall Street: “Noi siamo il 99%”, cioè questa parte che si sta distanziando come se in una gara di maratona, ci fosse uno che fa la maratona in un'ora e venti, e tutti gli altri in due ore e dieci. Qualcuno va talmente veloce, quindi c'è un elite di super ricchi, e questa si sta staccando da tutto il resto. Se i ricchi diventano così ricchi e cosi lontani da tutti gli altri, non soltanto dai poveri; ma anche dal ceto medio;cioèoggi, tra un manager di una grande banca; di una multinazionale; e lo stipendio di un operaio, la differenza è di 1:1000,non di 1:5 come era nel passato, o di 1:10.C’è una differenza enormeperché quando un manager perde 5, 6, 8 milioni di euro all'anno di stipendio, senza parlare dei bonus e delle azioni, voi capite che tra quel manager ed i suoi colleghi e tutto il resto c'è un abisso,non è semplicemente un ricco; è un super riccoche vive in quartieri privati; che non gira più neanche in macchina perché semplicemente magari ha l'elicottero e gira con aerei privati, e quindi magari ha la Sede Fiscale oppure la casa a Montecarlo; o in paradisi fiscali europei; nessuno lo vede; magari gira con i blue jeans e la camicetta, perchéoggi il ricco è anche invisibiledal punto di vista dell'abbigliamento; perché mentre il ricco di una volta lo riconoscevi dalla parrucca o dalla cravatta, e sapevi che abitava in uno dei pochi palazzi della città, e lo vedevi uscire; e lo vedevi magari andare a messa come gli altri; o andare al Circolo dei nobili come quelli dei film di Montalbano, con gli altri Nobili lo vedevi entrare e uscire;e soprattutto i figli dei ricchi andavano a scuola con i figli dei poveri, questo è molto importante, perché i ricchi di una volta(per così dire)capivano che i figli dovevano stare insieme ai poveri, non creavano per i loro figli delle elite; delle scuole private, perché sapevano che l'invidia faceva molto male;quindi se questi figli non si mescolavano e andavano a scuola, non andavano con tutti gli altri, poi questi ragazzi sarebbero cresciuti male, quindi il ricco aveva una sua etica, anche di vita sobria, cioè non si doveva far vedere troppo agli altri che erano ricchi perché altrimenti gli altri ti volevano male.

Questo testo è estratto dal nostro video-corso Fad Dal reddito di Inclusione al Reddito di Cittadinanza ha come scopo quello di informare e permette di approfondire tematiche legate al corso.

Estratto dalla video lezione del dott.: Luigino BRUNI

Luigino BRUNI
Economista
Università LUMSA, Roma
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