Covid 19. Il giorno più lungo

Salve a tutti, mi chiamo Ilaria Lega, sono una psichiatra e lavoro come ricercatore all'Istituto Superiore di Sanità. La mia presentazione di oggi verte sul tema della salute mentale ai tempi del Covid-19. Il sottotitolo, un po' come richiamo al titolo del corso, è “Il giorno più lungo”.

Penso che alla fine dell'intervento si capirà perché mi è venuto in mente questo film, che parla appunto nello sbarco in Normandia, quindi un giorno cruciale, un momento di guerra ma soprattutto un giorno che poi ha cambiato la storia dell'Europa, in qualche modo quello che il mondo della salute mentale sta vivendo in questi mesi potrebbe avere qualcosa in comune con quel momento così epocale.La presentazione partirà da un focus sui pazienti con disturbi mentali più gravi, poi passerà in rassegna la risposta alla pandemia da parte dei servizi di salute mentale, in particolare in Italia, e poi si concluderà invece con alcune riflessioni su quelli che sono i nuovi bisogni di salute mentale e la priorità per la ricerca e per gli interventi in questo ambito. Cominciamo appunto dai pazienti con disturbi mentali gravi, sappiamo che già all'indomani dello sviluppo dell'epidemia in Cina la letteratura scientifica ha avuto un enorme risveglio, hanno cominciato a moltiplicarsi articoli e pubblicazioni di tutti i tipi, ovviamente in gran parte incentrate sul Covid-19 in quanto tale, sulla emergenza epidemica e sulle caratteristiche della malattia.

Tutto sommato non è passato molto tempo, che anche la letteratura di altri ambiti, in particolare io ho seguito quella dell'area psichiatrica, ha incominciato a interrogarsi sull'impatto di quanto stava avvenendo su altre categorie di pazienti che comunque potevano non essere interessati in quel momento dal  Covid-19 in maniera diretta e che però finivano per esserlo comunque in virtù dello stravolgimento dell’assistenza, e non a caso i primi contributi appunto sono arrivati dalla Cina. Questa (min 3.34)  è una lettera che è stata pubblicata sul Lancet Psychiatry che simulava, fra i professionisti del settore, una riflessione sul fatto che l'attenzione in generale era focalizzata sui pazienti con infezione da coronavirus ma che comunque nella società erano presenti popolazioni che rischiavano di essere trascurate come nel caso dei pazienti con disturbi mentali, rischiavano di non essere più presi in carico, di non trovare una risposta ai loro bisogni importanti. Quindi questa lettera che oggi ha già più di 200 citazioni, voleva appunto stimolare una riflessione, non soltanto sul fatto che questi pazienti in quel momento fossero in qualche modo dimenticati ma anche che soggetti fragili potessero essere ulteriormente marginalizzati nel contesto pandemico che si stava vivendo.

Quindi si richiamava anche alla necessità che i professionisti stessi ponessero attenzione e si facessero parte attiva proprio per non dimenticare le persone con disturbi mentali più gravi. Questa è stata una prima lettera che è stata molto letta e ha avuto un grosso impatto, a questa poi sono seguiti altri commenti o riflessioni più approfondite e più specialistiche.  Vorrei anticipare che naturalmente data la grandissima mole di pubblicazioni, di lavori, di riflessioni che sono state pubblicate in questi mesi questa rassegna che vi presento non vuole essere esaustiva però poiché noi in istituto abbiamo cominciato a lavorare da casa impegnandoci molto anche sull'emergenza da covid-19, ognuno di noi nell'isolamento delle proprie mura domestiche ha cercato di seguire il filo di quello che accadeva nel mondo e nel proprio settore di interesse.

Quindi per quanto non sia esaustiva, forse questa letteratura che vi presento ha il pregio di essere stata un po' sul pezzo quindi cercando e cogliendo alcune riflessioni nel momento stesso in cui venivano diffuse anche seguendo il percorso e l'impatto che via via queste nuove conoscenze avevano sulle riflessioni successive e anche in parte sugli approfondimenti che sono stati poi avviati. Quindi tornando a questo lavoro pubblicato sul Journal of clinical psychiatry ecco qui questo focus sui pazienti con disturbi mentali più gravi che è stato applicato e sviluppato.  Gli stessi autori sottolineano che all’inizio c’era un grandissimo impegno e attenzione soltanto al fatto di ridurre la curva dei contagi e a proteggere i pazienti più fragili con comorbidità importanti, anziani, pazienti immunocompromessi. Dopo questa prima fase, verso i primi di maggio, ci si rende conto che  fra queste popolazioni vulnerabili ci sono anche i pazienti con disturbi mentali più gravi.

Questo testo è estratto dalla video lezione della dott.ssa Ilaria Lega, dal corso FAD ECM "The Day After - Parte 2" in uscita a novembre.

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