Conoscere per intervenire, conoscere per progettare

Il contributo che porto oggi a questo corso tratta il tema della conoscenza e più precisamente il titolo di questa lezione è: “Conoscere per intervenire. Conoscere per progettare”.

Quello della conoscenza, potrebbe sembrare un argomento piuttosto scontato e piuttosto noto. In realtà, ha un'articolata prospettazione di diversi tipi di argomenti sulla quale potrò soffermarmi solo rispetto ad alcuni in questa circostanza. Provo ad indicare brevemente un indice di questi argomenti che tratterò e per i quali, se è richiesto un certo tipo di approfondimento potrete trovare al fondo delle diapositive un'ampia bibliografia. Allora, il primo tema è: “Conoscenza come sapere e come comprensione”, lo vedremo meglio nelle slide rispetto alla cui numerazione trovate l'indicazione sulla destra nel riquadro giallo. Il secondo tema è: “Una questione epistemologica”. Cercheremo di entrare nel merito dei diversi aspetti. Il terzo tema, invece, ci fa entrare nella “Dimensione metodologica” per poi passare al quarto tema: “La conoscenza come atteggiamento professionale”. 

Ci inoltriamo nel percorso per proseguire verso la conclusione articolando, un po' più approfonditamente, il tema di quelle che sono le competenze peculiari del professionista assistente sociale nell'ambito della conoscenza come prerequisito per poter progettare e intervenire, per poi chiudere su alcuni elementi che sono importanti, soprattutto per chi è coinvolto nell'azione professionale e si trova, nella pratica quotidiana, ad affrontare una serie di ostacoli e di rischi che possono produrre la “conoscenza mancata”, e come ho già detto prima: al fondo potete trovare un'ampia rassegna di riferimenti bibliografici.

Cominciamo dalla “Conoscenza come sapere”.

La “Conoscenza come sapere” è alla base dell'autorità professionale. L'autorità professionale, come noi sappiamo, è un attributo individuato da Greenwood per definire un'attività lavorativa come professionale. L’attributo dell'autorità deriva dal riconoscimento che proviene alla comunità professionale, ai singoli professionisti, dal cliente, utente, dalla società in generale, e dagli altri professionisti con cui si opera, questa autorità deriva dalla padronanza estensiva di quel corpus sistematico di conoscenze e che, per Greenwood rappresenta il primo attributo di una professione.

Questa padronanza estensiva del corpus teorico è quello che distingue, sempre secondo questo autore, il professionista dal profano. Ma la conoscenza come sapere attiene anche ad una responsabilità deontologica indicata nel Codice deontologico dell'Assistente Sociale emanato dal Consiglio Nazionale dell'Ordine 2009. Faccio riferimento agli articoli 18: “Competenza e abilità professionali” che devono essere costantemente aggiornate, quindi devono essere delle “competenze e delle abilità nutrite con una formazione continua per garantire delle prestazioni qualificate”, così come indicato al successivo articolo 54.

Quindi, la conoscenza è intesa come capacità dell'assistente sociale di disporre di elementi teorici, di un sapere che, oltre che qualificarlo come professionista, qualifica in sè anche la sua prestazione professionale. Da questo punto di vista è molto interessante il contributo di Silvia Fargion che in un suo testo che suggerisco del 2013 sul metodo del Servizio Sociale, sostiene che se gli assistenti sociali vogliono godere di autorevolezza, cioè se vogliono che le loro posizioni e le loro esperienze abbiano un peso nel contesto della propria organizzazione, in quello più ampio delle politiche sociali, devono necessariamente confrontarsi con il fatto che le loro argomentazioni, le loro proposte di intervento, le loro osservazioni, le loro proposte anche di cambiamento, devono essere fondate, non solo sull'esperienza che deriva dalla pratica quotidiana, ma anche su delle forme di sapere che l'autrice definisce come: “più sistematizzate e riconosciute”.

Sempre secondo Fargion, la funzione della teoria e anche della ricerca che è alla base della teoria è quella di creare quello che lei definisce un: “serbatoio di strategie di lettura, di significazione ma anche di strategie di intervento, a cui l'assistente sociale possa di volta in volta attingere per leggere e per comprendere e quindi per partecipare a quelli che sono i percorsi di fronteggiamento” che devono essere costruiti. L'importanza della conoscenza come sapere, contrariamente a quello che secondo alcuni stereotipi si ritiene, non è un elemento recente da parte della comunità del Servizio Sociale; voglio ricordare il contributo di Amy Gordon Hamilton che nel 1951 sosteneva che: “l'assistente sociale deve disporre di una conoscenza che riguarda il che cosa cercare”, una conoscenza che permette di discernere quindi “che cosa cercare e che cosa trascurare”, una conoscenza che indica il modo in cui si devono rivedere quegli elementi che si ottengono attraverso il processo conoscitivo mano a mano che emergono dei dati.

Sempre Hamilton, sosteneva che: “l'assistente sociale deve avere una profonda conoscenza dei fattori sociali, economici e collettivi, che hanno influenza sugli individui, deve conoscere l'organizzazione sociale, la collettività i rapporti che il suo ente ha con la società, con l'assistenza sociale in genere, con l'organizzazione sociale della collettività”. Come potrete rilevare, il lessico utilizzato è risalente nel tempo e quindi un po' desueto per quel che ci riguarda. 

Possiamo affermare che: occuparsi in modo professionale di problemi sociali significa saper essere in grado di collocare i problemi, i fenomeni, dentro quel contesto in cui ci sono prodotti. Vorrei precisare che anche nel lavoro di caso l'assistente sociale non si limita solo a registrare la comparsa di un problema, di una situazione, di un bisogno, di un evento, in un determinato periodo della vita della famiglia, ma pone attenzione, si interroga, su quelle che sono le condizioni sociali in quel determinato periodo, su come queste condizioni influiscono su quella specifica situazione, rimanendo consapevole di quanto ci sia influenza reciproca fra i fattori sociali ed i fattori individuali; questo noi sappiamo che è un elemento significativo per il Servizio Sociale, tradizionalmente significativo e oggi ancora più importante, perché il riconoscimento di questa reciproca influenza, evita di attribuire la responsabilità al solo utente.

 

Questo testo è estratto dal nostro video-corso Fad Servizio Sociale: progetto, progettazione e valutazione, ha come scopo quello di informare e permette di approfondire tematiche legate al corso.

Estratto della lezione della dott.ssa: Marilena Dellavalle

Marilena DELLAVALLE
Professoressa Aggr. Di Servizio Sociale - Università degli Studi di Torino; Assistente Sociale Specialista
Università degli Studi di Torino
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