Cefalea o emicrania: vecchi e nuovi approcci terapeutici - Parte 2

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Se stringiamo ancora di più lo zoom e andiamo a vedere un sottotipo di soggetti meccanici cronici, quelli che hanno la cosiddetta “medication overuse, cioè quei soggetti che prendono analgesici almeno 10-15 volte al mese da almeno 3 mesi (il costo pro capite in questo caso è di 10.000 euro).In sostanza in Italia la cefalea da iperuso di analgesici costa 13 miliardi e mezzo di euro, ma si potrebbe obiettare chiedendosi l’effettivo numero dei soggetti ed emicranici. Gli emicranici cronici sono in Italia, in genere, tra il 2% e il 5% della popolazione e se pensate che in Italia l'emicrania viene assaggiata da circa 15 milioni di Italiani, i calcoli ci dicono che un 5% di questi anni cronica e un 2% di tutta la popolazione nazionale (quindi un milione duecentomila abitanti), ha l'emicrania cronica con cefalea dei iperuso da analgesici. Per studiare una malattia neurologica che non ha un marcatore biologico, non ha un esame del sangue, non ha una cardiopatia, serve interrogare il paziente emicranico.  Interrogare il paziente emicranico è importante perché l'emicrania ha delle caratteristiche cliniche che la rendono inconfondibile. Se si dovesse definirla con una breve frase, l'emicrania è la tempesta perfetta, perché non è un evento ma è un processo. Nello specifico, l’emicrania è un processo multifasico, perché fatto di diverse fasi consecutive e sequenziale, perché sono l'una necessaria per lo sviluppo dell'altra. Come il temporale, che si può avvertire dal cambio dell’aria e dell’umidità, per l’emicrania c’è la fase dei prodromi.

Questa fase è presente nel 30% degli emicranici e può durare ore a volte giorni. Il paziente si sente strano, sbadiglia e spesso ha fame di dolci e cioccolato che erroneamente collegherà a gli attacchi emicranici (questo collegamento è stato smentito completamente dalla scienza, anche in studio in doppio cieco). Dopo questa fase, in una percentuale di emicranici intorno al 20%, c'è la fase dell’aura. L’aura è  rappresentata da sintomi in genere visivi (se vogliamo riassumerli con un'immagine, sono simili all'abbagliamento che abbiamo dopo aver visto una lampadina) che durano da una decina di minuti, fino ad un'ora.          

Più raramente, alla sensazione di abbagliamento è seguita da una condizione di formicolio della mano, del braccio e della bocca (dello stesso lato). Questa condizione  la chiamiamo parestesia cheiro-orale (o ancora più raramente seguita dal disturbo dell'espressione verbale). Dopo i prodromi e l’aura, compare il temporale, ed è un temporale vero e proprio.   Il dolore emicranico è violento per definizione, non esistono le lievi emicranie.  Durante l'attacco il paziente ha i sintomi del mal di testa, correlati ai sintomi del mal di mare. Il dolore  è pulsante  e spesso (ma non sempre) unilaterale e spesso si associa alla nausea, al vomito, al fastidio per le luci e per i rumori, al pallore, a gli occhi cerchiati e a volte anche ai brividi. Quindi si parla di una sensazione che lascia il paziente con sgomento e preoccupati i parenti. Finita la fase della tempesta e scomparso il dolore (la tempesta può durare da quattro ore alle settantadue ore), c’è la fase delle pozzanghere. Infatti non torna ancora il sereno, c'è una condizione chiamata fase post-dromica dove il paziente può essere sfasato, stanco, depresso e con dei sintomi residui. Sarà finito tutto, ma se ci pensiamo bene, il paziente emicranico è pronto per ripartire. Questo fa capire le necessità terapeutiche delle emicranie, necessita che deve andare a operare su alcune
diverse condizioni: il dolore, i sintomi associati, ma anche la libertà dalla paura che vengano nuovamente altri attacchi.   
                       
I momenti tra gli attacchi emicranici, sebbene senza dolore, sono ugualmente sintomatici, Oggi è in voga diagnosticare la disabilità interictale. Per spiegare questo fenomeno, si può fare l’esempio dei soggetti che soffrono di attacchi di panico. Chi soffre di attacchi di panico, quando ha l'attacco sta malissimo, si sente scosso da sintomi che non sa ben definire, ha la paura di morire e spesso va in Pronto Soccorso per questo. Se l'attacco di panico, come acuzie lo possiamo paragonare all'attacco emicranico, nel secondo caso tra un attacco e l’altro il paziente è preoccupato. Il paziente infatti ha quella che viene chiamata cefalalgiofobia, mette in atto comportamenti evitanti. In questa situazione il paziente evita di fare cose in previsione di un attacco emicranico.

A volte passa per un menagramo o per una persona scortese, si astengono dalle situazioni sociali e dai posti soleggiati e spesso consultano il medico per  sapere se sono a rischio di attacco emicranico.Questa patologia deve essere trattata, non solo per togliere il dolore e il problema dei sintomi di accompagnamento, ma anche per ridurre le norme  di carico emozionale negativo.
 

Questo testo è estratto dal nostro video-corso ECM FAD "Farnaci e cure: oggi" e ha come scopo quello di informare e permette di approfondire tematiche legate al corso.

Estratto della lezione della prof. Piero Barbanti

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