Campagne vaccinali e comunicazione sui social / Campagne vaccinali nel personale sanitario - Parte 1

Se noi vogliamo confrontare quel calendario con il calendario delle vaccinazioni incluso nel piano nazionale della prevenzione vaccinale 2017-2019, vedrete che oltre ad avere un aspetto grafico decisamente più accattivante, non abbiamo più le stampanti ad aghi, ma abbiamo la computer-grafica, abbiamo un'offerta vaccinale, un offerta vaccinale che è completamente diversa, è molto ampia e sicuramente è un progresso in termini di salute per la nostra cittadinanza. Comunque comporta degli sforzi organizzativi non secondari. Vi parlerò appunto di come organizzare un programma di vaccinazione, ma da un punto di vista un po' particolare. Daremo un'angolatura speciale a questo intervento. Perché questo titolo comprenderà l'evoluzione storica: dall'organizzazione dei servizi, al tempo dei problemi comunicativi, al tempo dei social network. Quindi cercheremo di immergerci in una cultura che è la cultura dei social e vedremo quale impatto potrà avere sugli aspetti organizzativi di un programma di vaccinazione. Ovviamente dobbiamo partire da qui, dobbiamo partire dalle basi organizzative, quindi con alcune considerazioni di ordine generale. E soprattutto volevo mostrarvi questa prima slide.  

Questa è la scheda vaccinale negli Stati Uniti che appunto era utilizzata nel programma vaccinale dell'infanzia negli Stati Uniti nel 1995, più o meno quando io ho cominciato ad interessarmi di programmi vaccinali. Perché vi sto facendo vedere una slide così brutta è difficile da leggere? Perché volevo farvi notare come nel 1995 si usassero anche negli Stati Uniti, che erano la patria della tecnologia, le stampanti ad aghi. Stampanti ad aghi che oggi non si usano più, questa era la tecnologia del 1995, e a quei tempi il programma vaccinale dell'infanzia come vedete, prevedeva poche vaccinazioni, era appena partita la vaccinazione contro il movimento influenzale tipo B, ma l'offerta è la difterite, tetano,  pertosse, l'antipolio e la antiepatite b che tra l'altro negli Stati Uniti era soltanto relegata ad una vaccinazione per gruppi a rischio. Tanto per capirci 1995 del periodo in cui per l'estate circolavano queste macchine. Quindi questa era la tecnologia di quei tempi. Una tecnologia che non c'è voluta. 

Tanto per capirci: per poter implementare quel calendario vaccinale soltanto nei primi quindici mesi di vita del bambino, parleremo di tre accessi ai servizi di vaccinazione per fare l'esavalente.

Il primo con quella vaccinazione contro il Rotavirus, a cui dobbiamo aggiungere 4 accessi per poter permettere l'immunizzazione contro il meningococco di tipo B. In più dobbiamo prevedere uno o due accessi per fare la vaccinazione contro morbillo, parotite, rosolia e varicella eventualmente combinato come quadrivalente oltre al meningococco di tipo C. 

Insomma, in tutto di cosa stiamo parlando? parliamo di dodici/tredici iniezioni più due/tre somministrazioni orali, che sono quelle relative alla vaccinazione contro rotavirus. Quindi è un bel numero di accessi, però a fronte di quattordici patologie che possiamo prevenire, quindi noi con il nostro piano di vaccinazione con piano nazionale-prevenzione vaccinale è vero che chiederemo uno sforzo in termini organizzativi, anche uno sforzo in termini organizzativi da parte dell'utenza, perché i genitori devono prendere un bambino piccolo e portarlo più volte all'ambulatorio vaccinale. Però questo a fronte di un'offerta di salute che significa prevenire 14 patologie tutte molto importanti. 

Cosa fare per pianificare al meglio il programma vaccinale? Ricordiamoci che un programma di vaccinazione non è soltanto un calendario, non è soltanto mettere in piedi una serie di appuntamenti, un piano Nazionale- prevenzione vaccinale è fatto di obiettivi e strategie. Quindi la prima cosa da fare è quella di definire gli obiettivi e le strategie del piano. Ora tenete presente che gli obiettivi generali sono espliciti nel piano nazionale prevenzione-nazionale, basta andarlo a leggere. Chiaramente, una volta che abbiamo questi obiettivi generali, dovremmo cercare di adattarli (questi obiettivi generali del piano) a quelle che sono le nostre necessità locali. Quindi adattarle alla situazione locale. Una volta che abbiamo ben chiari gli obiettivi e le strategie con cui raggiungere questi obiettivi, dobbiamo pianificare e passare poi all'attuazione degli interventi. Quindi come vedete, l'attuazione del calendario è già un terzo passo nella nostra implementazione del piano.

Quindi, per poter pianificare gli interventi, dobbiamo partire da un'analisi piuttosto accurata di quelli che sono i bisogni e pianificare ogni azione in rapporto a quelle che sono le nostre risorse disponibili; e alla fine, attenzione, dobbiamo valutare i nostri interventi. Quindi cerchiamo di chiarire quali siano gli obiettivi, le strategie, pianifichiamo per bene, curiamo gli interventi ma non dimentichiamo di valutare quello che abbiamo fatto. 

Quali sono appunto gli obiettivi del piano nazionale-prevenzione vaccinale? spesso quando si legge il piano prevenzione vaccinale ci si ferma un po' a questi che sono degli obiettivi facilmente misurabili. Perché il piano chiaramente fissa degli obiettivi piuttosto precisi in termini di copertura vaccinale e questo soprattutto lo fa per le nuove vaccinazioni, cioè per quelle vaccinazioni di nuova introduzione. Questo perché essendo appunto delle nuove vaccinazioni (anche se alcune regioni queste vaccinazioni le hanno già avviate da tempo però a livello nazionale si tratta di nuove implementazioni da fare su tutto il territorio nazionale), quello che ci dice il piano è che non è necessario raggiungere subito la copertura ottimale del 95%, ma possiamo andare per gradi. Quindi per esempio, nel primo anno di vita per quanto riguarda le nuove vaccinazioni contro il meningococco di tipo B e rotavirus ci possiamo accontentare di una copertura del 60%, questa copertura però alla fine del triennio dovrà raggiungere 95%. Quindi per quanto riguarda queste nuove vaccinazioni, non dobbiamo inventarci nulla di nuovo, ci sono degli obiettivi facilmente misurabili, fissati già nel piano. Però come vi dicevo, attenzione, non ci si ferma qui, non ci si ferma soltanto ad avere degli obiettivi di copertura.

Dobbiamo anche leggere attentamente altri obiettivi più generali che il piano nazionale di prevenzione vaccinale evidenzia, e sono anche degli obiettivi abbastanza ambiziosi. Andiamo per gradi. Il primo: mantenere lo stato al polio-free. La poliomielite è una malattia importante e l'obiettivo di mantenere lo stato  polio-free è un obiettivo importantissimo di salute internazionale. Queste vaccinazioni sono delle vaccinazioni molto difficili da comunicare e appunto, vedete come tali obiettivi, ci portano subito nel problema della comunicazione: è difficile oggi comunicare ad un giovane genitore che se ha sentito parlare di poliomelite avrà sentito parlare di poliomielite dal punto di vista dei nonni, dai suoi genitori, ma sicuramente nella sua vita non ha mai visto un caso di poliomielite. Quindi è difficile far capire a questi giovani genitori che  se hanno un bambino piccolo quanto è importante vaccinarlo  per una malattia che sembra non esistere ma che purtroppo ancora esiste. Ancora esiste in alcune zone del mondo e che se si smettesse di vaccinare ritornerebbe, cioè ritornerebbe così come circolava negli anni 50 negli anni 60 nel nostro paese. Quindi, uno sforzo piuttosto forte anche in termini comunicativi per mantenere lo stato polio-free significa vaccinazione con copertura del 95% per l'antipolio. 

 

Questo testo è estratto dal nostro video-corso Fad ECM Vaccini 2.0: Il libro bianco , ha come scopo quello di informare e permette di approfondire tematiche legate al corso.

Estratto della lezione del dott.: Pier Luigi LOPALCO

Pier Luigi LOPALCO
Ordinario di Igiene
Università di Pisa
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