Biomarcatori nella medicina di genere - PARTE 2

Per quanto riguarda il Progetto Cuore si è osservato che nella fascia d'età compresa tra i 35 e i 69 anni di età, il tasso di incidenza per le patologie coronariche è stato stimato essere 59 per 10000 anni persona nel sesso maschile e 15 per 10000 anni persona nel sesso femminile. Inoltre è stato riportato che per quanto riguarda il tasso di incidenza per l'ictus questo è pari a 24 per 10000 anni persona nel sesso maschile e 13 per 10000 anni persona invece nel sesso femminile.Sempre nell'ambito delle patologie cardiovascolari sono stati condotti numerosi studi epidemiologici, tra cui il più importante è il Framingham, che ha indagato proprio nell'evoluzione delle patologie cardiovascolari, ipotizzando la presenza di una differenza di sesso nella progressione di tali patologie e nei determinati patogenici che sono riscontrabili nei due sessi, quindi nell'uomo e nella donna. Infatti bisogna dire che per quanto riguarda le patologie cardiovascolari, le manifestazioni cliniche nei due sessi hanno una miriade di condizioni diverse di presentazione, durata e gravità.

Perciò possiamo affermare che le malattie cardiovascolari sono un esempio emblematico delle gender differences, quindi sono patologie che rappresentano delle grandi differenze di genere nelle loro manifestazioni. È importante ribadire che queste malattie rappresentano la maggior causa di morte nei paesi che sono maggiormente industrializzati, quindi nei paesi occidentali, e nella loro manifestazione clinica si è visto che le donne sviluppano le patologie cardiovascolari con 10 anni di ritardo rispetto al sesso maschile e tipicamente dopo la menopausa, quindi dopo il crollo degli ormoni. Inoltre sono le donne a presentare un rischio cardiovascolare legato agli alti livelli di colesterolo e alla presenza di una comorbidità come il diabete. Ancora in un altro ambito, quello dell'angina, ovvero la più comune manifestazione della patologia coronarica, questa si presenta con minori complicazioni nel sesso femminile mentre nel sesso maschile tende ad evolvere in una sindrome coronarica acuta.

Nell'aterosclerosi invece sono state individuate delle marcate differenze sessuali nella presentazione clinica e nel pattern dei sintomi, in entrambi i sessi. Per quanto riguarda l’ipertensione arteriosa, è stato osservato che i livelli di colesterolo negli uomini svolgono un ruolo principale rispetto alle donne. I fattori di rischio delle malattie cardiovascolari si dividono in due categorie, quelli modificabili, attraverso quelli che sono gli stili di vita di una persona, mediante l'assunzione di una terapia e quelli non modificabili, come ad esempio l'età, perché il rischio chiaramente aumenta con il progressivo avanzare dell'età. A questo punto incontriamo un altro elemento che ci riporta alla medicina di genere, perché gli uomini sono più a rischio delle donne in questo ambito, nella donna, invece, il rischio aumenta sensibilmente solo dopo la menopausa. Un altro fattore importante da ricordare è la familiarità, quindi bisogna riguardare un pochino i propri pedigree familiari e vedere se nei propri rami si hanno dei parenti con degli eventi cardiovascolari che si sono manifestati in età giovanile come ad esempio meno di 55 anni negli uomini e 65 nel sesso femminile. Per completezza di informazioni, menzioniamo anche i fattori di rischio, cosiddetti modificabili, che sono naturalmente il fumo, la pressione arteriosa, che può essere quindi controllata, la colesterolemia totale, l’HDLcolesterolemia, e sicuramente il diabete, che se non controllato, favorisce l'arteriosclerosi incrementando quindi il rischio cardiovascolare.Passiamo ora al tema dei biomarcatori nelle malattie cardiovascolari. I biomarcatori in questo ambito sono stati proprio individuati e cercati fortemente dai ricercatori di tutto il mondo, per cercare di predire il rischio cardiovascolare e alcuni sono basati semplicemente su dei marcatori lipidici, marcatori che sono stati ideati sul profilo lipidico del paziente e fattori di rischio, altri invece, sono vere e proprie molecole circolanti nel sangue o nelle urine che possono essere impiegate per la diagnosi e per la prevenzione delle patologie cardiovascolari. Per quanto riguarda i biomarcatori che sono correlati al sesso nelle patologie cardiovascolare, sono sostanzialmente marcatori di infiammazione e includono varie proteine, tra cui la proteina C reattiva (CRP), il ligando solubile CD40, l'interleuchina 18 e la MCP-1 dei monociti e quindi il fibrinogeno, che sono tutti quanti tipicamente legati all'attivazione delle cellule endoteliali.

Ad esempio, nel plasma umano è stato osservato dai ricercatori, che i livelli di CRP rappresentano uno dei maggiori predittori dell'arteriosclerosi e del danno vascolare e sono stati associati al rischio dell'infarto acuto del miocardio, angina e stroke. Inoltre, alcuni autori hanno riportato un differente livello di CRP, che risulta essere più alto nelle donne, quindi anche qui abbiamo un'evidenza legata al sesso rispetto agli uomini. Per quanto riguarda la proteina ligando sCD40L, che viene rilasciato nel sangue periferico dalle cellule endoteliali, macrofagi, linfociti T attivati e piastrine, è coinvolto proprio nella patogenesi dell'aterosclerosi attraverso le sue proprietà infiammatorie e trombotiche. È stata inoltre rilevata un'associazione tra alti livelli di sCD40L e la CRP con microalbuminuria soprattutto nel sesso femminile in premenopausa con ipertensione, rispetto invece alla stessa popolazione maschile matchata per sesso e per età.

Questo testo è estratto dal nostro video-corso ECM Fad Medicina di genere: oltre la pillola rosa e la pillola blu, ha come scopo quello di informare e permette di approfondire tematiche legate al corso.

Estratto della lezione della dott.ssa: Annmaria Confaloni

Annamaria CONFALONI
Primo Ricercatore ISS Roma
Istituto Superiore di Sanità, Roma
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