Artrosi: differenza di genere

Salve gentili colleghi, sono Alberto Migliore, sono un Reumatologo ed il Responsabile dell'Unità Operativa di Reumatologia presso l'Ospedale “San Pietro” di Roma;mi occupo principalmente di terapia, in particolare nell'ambito dell'artrosi, e dell'artrosi come malattia.

Ho il piacere di stare con voi in questa ora per affrontare un problema interessante: quello delle differenze di genere nell'ambito di una malattia così diffusa come l’osteoartrosi.

Prima di tutto dobbiamo dire che l'artrosi è una malattia di tutta l'articolazione, tutta l'articolazione: è coinvolta la cartilagine;è coinvolto l’osso sottocondrale; è coinvolta la sinovia; i muscoli; i legamenti ed esistono diversi fattori (che vuoi qui vedete nella slide) che sono implicati nella patogenesi della malattia. Tutte queste strutture e tutti questi fattori non sono sempre coinvolti nello stesso momento ed in tutte le articolazioni; per cui esiste una localizzazione delle malattie in alcune articolazioni, sopratutto il ginocchio; l'anca e le mani. Ma anche esistono diverse fasi di malattia, la malattia è una malattia di lunga durata (ha un esordio e poi progredisce nel tempo); fino ad arrivare a quella che noi chiamiamo“la insufficienza articolare” (l'articolazione deve essere sostituita con una protesi).E’ chiaro che in tutto questo processo noi dobbiamo intervenire, e dobbiamo intervenire il più precocemente possibile; ma a complicare il fatto esistono diversi anche fenotipi di artrosi con espressioni più o meno differenti.

Quello che andiamo a vedere in questa ora come dicevo è:quali sono le differenze di genere nella presentazione della malattia artrosica? Per fare questo, una prima idea è quella di avere uno sguardo sui fattori di rischio nell'ambito dell'artrosi.

Esistono diversi fattori di rischio che sono intrinseci, che non sono modificabili e sono appunto: l'età; il sesso; l’etnicità; la razza; la genetica. Ma esistono anche altri fattorie che sono modificabili, e sono dovuti: all’obesità; alla presenza o meno di osteoporosi; a fattori nutritivi; e anche altri fattori che riguardano l’anamnesi, quindi l’occupazione del tempo libero; attività sportiva; l'occupazione lavorativa, storia di pregressi traumi, e altre disfunzioni morfologiche come il mal-allineamento e caratteristiche dell'osso, e anche la sua architettura; e tutti questi sono fattori diversi, fattori di rischio che associati, o in combinazione tra loro, poi portano alla malattia e alla progressione della malattia che porta poi alla disabilità.

In tutto questo ambito così complesso che abbiamo visto (nella prima diapositiva ciò che riguarda le strutture coinvolte e successivamente ciò che riguarda i fattori di rischio ed i fattori che determinano le diverse espressioni dell'artrosi), noi ci vogliamo oggi soffermare sulledifferenze del genere tra uomini e donne, tra maschi e femmine.Che cosa andiamo a vedere? Andiamo a vedere quello che abbiamo nella letteraturae ci soffermeremo su questi capitolisulla prevalenza; sulla progressione; sul dolore; sullo stato mentale; e sull'esito della chirurgia protesica.Andiamo a vedere chequi esistono delle differenze di genere, perché non in tutti i meccanismi dell’artrosi, e non in tutti i fattori di rischio, esistono differenze di genere.Il primo aspetto che noi dobbiamo però sottolineare è chel'artrosi ha un enorme impatto sociale,soprattutto sulla qualità di vita del paziente, e non soltanto sul paziente, ma anche sulla qualità della vita dei caregiver, cioè di tutti gli altri che nella famiglia si occupano del paziente, del nostro soggetto,perché più va avanti l'età, e più il paziente è artrosico, è ha più comorbidità, e più ha bisogno di trattamenti e cure anche da parte di coloro che gli stanno attorno.Quindi è sicuramente l'artrosi un problema di rilevanza sociale, considerando anche chela popolazione aumenta, e quindi dato chel'età avanzata è quella colpita di più,la popolazione è chiaro che ha un maggior numero di pazienti artrosici, e corrispondentemente abbiamo anche un aumento dell'obesitàche è un altro fattore di rischio importante, rilevante per lo sviluppo di artrosi; tutto questo fa sì chequesta malattia assumerà un impatto sempre maggiore all'interno della società.Lericerche attualmente condotte in Europa hanno indicato che il 57-81% dei pazienti accusa un dolore costante e va incontro a limitazione dell'attività quotidiana,questo infatti è l'aspetto più importante, cioè viene limitata l’attività di relazione con i parenti; l'attività lavorativa, anche in casa, anche se il paziente fosse in pensione; l’attività di ricreazione, come può essere quella di un pensionato; l’attività fisica oppure culturale; i viaggi, lo sport, le attività che possono fare vengono limitate.E il 38-52% dei pazienti afferma di non riuscire a fare quello che vorrebbe fare nelle attività di tutti i giorni, quindi è presente un'insoddisfazione da parte dei pazienti che chiaramente interpella tutte le diverse discipline che devono trattare l'artrosi, quindi ematologi; ortopedici; fisiatri e medici di medicina generale.Se andiamo a vederela prevalenza dell'artrosi,notiamo che:sotto i 45 anni è più frequentemente colpito l'uomo;mentre sopra i 55 anni, sono più colpite le donne, questa è una prima differenza che noi possiamo fare.Nella donna sono colpite un maggior numero di articolazioni, e l'entità del danno articolare è generalmente maggiore rispetto all'uomo.

Peròin ambedue i sessi, la gravità del danno aumenta con l'età: più aumenta l'età, più il danno strutturale aumenta e in ambedue sessi il quadro clinico, cioè i sintomi, invece si attenuano nella tarda età, cioè per entrambi abbiamo un destino comune, nel senso di progressione del danno strutturale e di limitazione funzionale, ma dal punto di vista sintomatologico abbiamo un'attenuazione dei sintomi.

Se andiamo a vedere questi duegrafici nella slide, possiamo vedere ladifferenza della distribuzione per fasce di età nella nostra popolazione.Vedete che per quanto riguarda il2000, noi abbiamo unapopolazione molto anziana che è ristretta; mentre invece per quanto riguarda quella attesa nel 2030, vedete che la popolazione più anziana aumenta sampre più,e questo è sicuramente unaspetto importante checi fa comprendere quale sarà l'attesa nella società per il trattamento di questi pazienti.In questo stesso grafico,noi possiamo vedere ladifferenza tra i maschi e le femmine attualmente; e quellaanche per i maschi e le femmine,proiettata nel 2030. Come vedete,man mano che avanza l'età, il numero delle femmine colpite aumenta; mentre invece nelle fasce più basse, è il numero di maschi che invece è più colpito per quanto riguarda la malattia. Ci sarà un aumento dell'incidenza dell'artrosi,questa è un'altraproiezione al 2025 in ordine di milioni di persone, e vedete chesiamo passati,rispetto al 2008,da circa 4 milioni di maschi e 6 milioni di femmine, nel 2025 a circa 6 milioni di maschi e circa 9 milioni di femmine.Andiamo a vedere laprevalenza sintomatica in Italia:la prima cosa che dobbiamo vedere èla prevalenza dell'artrosi sintomaticaperché noi vedremo a breve la prevalenza l'artrosi sintomatica; dell’artrosi radiografica; e dell'artrosi anche rivelata sul tavolo autoptico. Peròper quanto riguarda la prevalenza in Italia dal punto di vista sintomatico, abbiamo uno studio che è: “Progetto Veneto Anziani”,chiamato Pro.Va,su oltre 3000 pazienti con età superiore a 65 anni,questi sono i pazientiresidenti in case di riposo, ed è stata accertata un'artrosi sintomatica,per quanto riguarda il ginocchio, nel 26% riguardante le donne e nel 12% gli uomini;per quanto riguarda invecele donne, nell’anca abbiamo il 14% di donne, e l'8% gli uomini,e proiettando questi dati di prevalenza che è stato fatto su questo studio di questo campione di 3000 persone all'interno della popolazione italiana oltre 65 anni; noi dovremmo considerare chein Italia esistono circa un milione e settecentomila donne che soffrono di artrosi al ginocchio e 510000 uomini; così come per quanto riguarda l’anca sintomatica: 890000 donne e 350000 uomini;quindi considerateli dei numeri abbastanza importanti e rilevanti. Esiste un altro studio che si chiama:“Progetto AMICA. Un approccio multidisciplinare italiano. Cura e diagnosi dell'Artrosi”.Questa è stataun'indagine osservazionale su 29132 pazienti ambulatorialiche eranoaffetti dadiverse localizzazione dell'artrosi:artrosi delle mani; artrosi alle ginocchia; artrosi delle anche.Questi pazientisono stati osservati da ben 3095 medici tra cui: specialisti dermatologi; ortopedici; fisiatri, e medici di medicina generale.

La diagnosi è stata formata secondo i criteri dell'ARA-associazione americana , e l'età media era tra 66-70 anni,e per quanto riguarda il sesso, le donne oscillavano tra il 69- 80%; mentre gli uomini in questa fascia di età erano tra il 31% ed il 20%. la localizzazione più importante era quella del ginocchio con il 53% di pazienti; dell'anca al 24%; e a carico della mano il 23%.Andiamo a vedere altri studi internazionali per quanto riguarda l'epidemiologia e andiamo a vedere nella fattispecie la prevalenza autoptica, abbiamo visto la prevalenza di tipo sintomatico, però se andiamo a vedere al tavolo autoptico che cosa succede, noi abbiamo una diagnosi istologica post-morte. Studi recenti hanno riportato che le alterazioni caratteristiche della cartilagine; la reazione dell’osso subcondrale e l’osteofitosi, tutti i segni di artrosi, sono presenti nel 60% degli uomini e nel 70% delle donne per coloro che muoiono tra il settimo e l'ottavo decennio di vita,questa è la prevalenza dell'artrosi di tipo autoptico. Quindi le stime di prevalenza di questi studi, tendono ad essere più elevate di quelle da indagini radiografiche. Questo perché? Perché in parte i cambiamenti patologici lievi non sono evidenziati dalle radiografie, certamente non andiamo a fare risonanze magnetiche per vedere l'artrosi, ma anche perché studi patologici esamino l'intera superficie articolare,e poi man mano che continueremo nostro discorso, andremo a vedere anche che esistono diversi livelli di percezione del dolore, cioè a parità di problema strutturale, esistono pazienti che hanno un maggiore dolore, o che non ce l'hanno, e normalmente sono le donne quelle che hanno un maggiore dolore, quindi anche questo ci fa comprendere perché esiste questa dissociazione tra la prevalenza autoptica e gli altri tipi di prevalenza, quella sintomatica che vi ho detto precedentemente.

Questo testo è estratto dal nostro video-corso Fad Genere, Sesso e Salute ha come scopo quello di informare e permette di approfondire tematiche legate al corso.

Estratto dalla video lezione del dott.: Alberto MIGLIORE 

Alberto MIGLIORE
Direttore U,O di reumatologia;
Azienda Ospedaliera San Pietro Fatebenefratellii, Roma
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