Approcci di genere, famiglie e interventi di Servizio Sociale: metodi e deontologia

Salve a tutti e a tutte, sonoDaniela Marcotriggiani, sono un'Assistente Sociale,  sono una Consigliera e Consulente all'interno del Direttivo di “ARCIGAY” di Bari-l'Arcobaleno del Levante; e Socia di “Agedo”-“Associazione Genitori Parenti di Persone Omosessuali”.

 Il modulo formativo che terrò oggi si intitola: “Approcci di genere, interventi di Servizio Sociale, con particolare riferimento ai metodi e alle deontologie”.

Una particolare riflessione su questa formazione, che volevo appunto condividere con tutti e tutte, èl'importanza appunto di una formazione di questo tipo in relazione al Servizio Sociale professionale.Infatti, la mancanza di conoscenza rispetto alle tematiche lgbt, ed in generale rispetto agli approcci di genere, può portare gli Assistenti Sociali che comunque sono professionisti della relazione d'aiuto, a perpetuare disinformazione e atteggiamenti negativi.Il mio modulo formativo parte con una citazione tratta dal libro: “Mio figlio in rosa”, di Camilla Vivian, un libro di cui consiglio vivamente la lettura, e cheracconta la storia di una mamma con un bambino transessuale, una bambina transessuale, poi andremo più avanti anche a comprendere l'attenzione in particolare nei confronti del linguaggio quando ci si riferisce a persone lgbt, ed in particolare a persone transessuali. La citazione appunto è un dialogocontenuto all'interno del libro, doveil bambino chiede alla mamma: “Perché non posso uscire con la gonna?” E la mamma risponde: “Perché i maschi non indossano le gonne”; il bambino di contro risponde: “Allora perché le femmine possono mettere i pantaloni?” Con molta semplicità, la mamma dice al bambino: “Perché i pantaloni possono essere da uomo e da donna”. Il bambino chiede alla mamma: “E perché la gonna no?” Ironicamente la scrittrice ci pone una domanda provocatoria: “Voi sapete rispondere?”Ecco,proprio da questa citazione sappiamo da dove partire quando parliamo di approcci di genere, e partiamo sicuramente dagli stereotipi: stereotipi che possono essere di genere, in riferimento alla figura dell'uomo e alla figura della donna; stereotipi di orientamento sessuale, quindi in riferimento all'oggetto del desiderio; e stereotipi di identità di genere, quindi in riferimento a quale identità di genere l'individuo sente di appartenere. Per decostruire gli stereotipi, e per comprenderne la natura, è importante partire da un concetto chiave, che è il concetto dell'eteronormatività.

 L'eteronormatività premia la cultura, non solo del nostro paese, ma in particolare la cultura occidentale.Che cosa intendiamo con “eteronormatività”? E quindi, che cosa intendiamo con il concetto di società eteronormata? Intendiamo un sistema culturale, un insieme di ideologie quindi, sociale ed ideologico “eterosessista”, che nega e denigra differenti forme identitarie e relazioni affettive non eterosessuali; quindi, riprendendo il concetto di eterosessismo, possiamo definirlo come: una cultura che sostiene lo stigma sociale, e secondo la quale, tutti gli esseri umani sono e devono necessariamente essere eterosessuali, quindi c'è una negazione di tutti gli altri orientamenti sessuali.

Quindi, secondo una logica appunto che connette tra loro in maniera determinata sesso biologico; identità di genere; ruolo di genere; orientamenti e comportamenti. Secondo la costruzione eteronormativa quindi, un uomo deve sentirsi uomo, deve fare; deve agire secondo un ruolo culturale di uomo; essere attratto solo da donne; ed assumere solo un ruolo attivo, quando ci si riferisce anche al rapporto sessuale in sé, insertivo e dominante; viceversa invece, la donna deve sentirsi donna; agire secondo il ruolo culturale di donna; essere attratta solo da uomini; ed assumere un ruolo passivo, ricettivo, penetrativo, in considerazione al rapporto sessuale ed erotico, e dominato. Il contatto di eteronormatività ci riporta ad un concetto chiave riferito alla società, che è quello della società binaria. Ovvero: all'interno della nostra società, vengono riconosciuti socialmente e culturalmente, soltanto due generi: uomo e donna. Tutto ciò che differisce da questi due generi, è storicamente definito “diverso”, storicamente crea disgusto, quindi esistono all'interno di una società che possiamo definire “binaria”, soltanto due generi consolidati e naturali. Ho ripreso questa immagine dal web molto simpatica, dove appunto dice: “Il genere non è binario, ma uno spettro di meravigliose identità”. Attraverso il concetto di società binaria possiamo e dobbiamo riconoscere tutte quelle persone che non si definiscono, che non si riconoscono nella società binaria, e sono tutte quelle persone con identità appunto “non binaria”, che non riconoscono la costruzione binaria del genere, ovvero l'idea che esistono soltanto due generi: uomo e donna.Da qui partiamo con il concetto, andiamo a chiarire il concetto di identità sessuale:l'“identità sessuale” è un costrutto multidimensionale; è creata da varie componenti, solitamente per semplificare ci si riferisce soltanto al sesso biologico; all'identità di genere; e al ruolo di genere; e all'orientamento; ma l'identità sessuale non è composta soltanto da questi quattro elementi, ma è appunto un consulto multidisciplinare di più componenti, ognuna differente dall'altra, però strettamente interconnesse tra di loro. All'interno di questo costrutto multidimensionale, io ho voluto appunto citare il sesso biologico, l'identità di genere, il ruolo di genere, e l'orientamento sessuale; e ho voluto anche porre particolare attenzione sull'espressione “di genere”; poi più avanti andiamo a capire il perché.

Partiamo col “sesso biologico”.Il sesso biologico è appunto una componente dell'identità sessuale amorosa, è contenuta nel nostro corpo; è l'appartenenza quindi biologica ad un sesso: maschile, o femminile, è determinata dai cromosomi sessuali, dagli organi genitali; dai caratteri sessuali secondari; e dagli ormoni. Quindi il “sesso biologico” è appunto l’appartenenza biologica, o al sesso maschile, o a quello femminile. In riferimento al “sesso biologico” dobbiamo porre un'attenzione particolare alle “persone intersessuali”. Chi sono “le persone intersessuali”? Sono quelle persone che presentano biologicamente caratteri appartenenti ad entrambi i sessi, a livello cromosomico, o genitale, oppure ormonale. Una persona intersessuale appunto presenta una bio-anatomia non conforme con gli standard di maschio o femmina, perché appunto presenta le caratteristiche di entrambi i generi.

Dopo il “sesso biologico”, andiamo a definire il concetto di “identità di genere”.

Il concetto di “identità di genere”, semplificando, è la percezione che noi abbiamo di noi stessi, è la percezione del nostro sesso psicologico. Quindi “l'identità di genere” è la specifica dimensione dell'identità individuale, legata alla percezione soggettiva della propria mascolinità o femminilità; ossia il genere appunto a cui una persona sente di appartenere.Ritornando al concetto di “società binaria” (appunto, la società che riconosce come naturale, consolidati, soltanto due generi femminili e maschili), ho inserito qui un concetto: il concetto di “terzo genere”. Dobbiamo sapere che in molte nazioni del mondo, oltre i due generi (uomo, donna) è riconosciuto questo terzo genere, ovvero il terzo genere. Esso indica chi non si riconosce nel binarismo di genere, quindi ad esempio: le persone transessuali; le persone transgender; molti posti del mondo, come il Bangladesh, addirittura anche il Pakistan, hanno la possibilità di inserire all'interno anche dei propri documenti ufficiali queste persone. La bandiera che vedete qui nella slide, è la bandiera dell'“orgoglio two-spirit”, una bandiera molto importante perché ci ricorda i nativi americani Novajo, sono i nativi americani che hanno vissuto in una società multi genere, come la definiscono loro; all'interno di questa comunità non ci sono soltanto due generi, ci sono molti generi, e quando nascono dei bambini che si sentono allo stesso tempo uomini e donne, vengono chiamati “i bambini two spirit”.Quindi i bambini che dentro di sé hanno una doppia identità di genere, quindi hanno due spiriti; a differenza della nostra cultura occidentale, in questa comunità, questi bambini non vengono marginalizzati, non vengono discriminati, non vengono considerati come “diversi”; ma addirittura vengono considerati “un dono”: quando nasce un bambino “Two Spirit” la comunità festeggia, e quindi questo ci fa comprendere la differenza assoluta di cultura di genere, rispetto alla nostra appunto.L'identità di genere (ripetiamo) riguarda la percezione che l'individuo ha di sé come uomo o come donna, oppure nel continuum tra maschile e femminile. Quando una persona si sente uomo e si sente donna nel continuum, perché appunto ricordiamo che l'identità di genere è un concetto fluido, possiamo definirla come “gender queer”; oppure un individuo può sentirsi tra il maschile ed il femminile, “genderfluid”, appunto ha una fluidità di di genere; oppure un individuo può avere una percezione di sé né nel maschile, né nel femminile, e in quel caso parliamo di un individuo “agender”. All'interno dell'identità sessuale, oltre al sesso biologico; all'identità di genere; possiamo riconoscere un altro fattore, un'altra componente, che è l'espressione di genere, quindi la rappresentazione di sé: cioè come io esprimo il mio genere percepito all'esterno; quindi attraverso atteggiamenti; attraverso comportamenti, all'interno del contesto culturale che attribuisce carattere e comportamenti propri del genere maschile e femminile, ovvero tradizionalmente appropriati per l'uomo e per la donna nell'immaginario collettivo; varia nel tempo e nello spazio a seconda della cultura. Una particolare attenzione appunto va rivolta all'espressione “di genere”, perché è proprio dall'espressione di genere che partono quelli che noi definiamo come “stereotipi di genere”.

Questo testo è estratto dal nostro video-corso FAD Servizio Sociale: approcci di genere, sessualità, transessualità ha come scopo quello di informare e permette di approfondire tematiche legate al corso.

Estratto dalla video lezione della dott.ssa: Daniela MARCOTRIGGIANI

Daniela MARCOTRIGGIANI
Assistente Sociale
Componente del Direttivo Arcigay, Bari
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