Contrastare il razzismo: risorse europee ed altre opportunità

Sono Mauro Valeri, sono un Sociologo ed uno Psicoterapeuta e sono un Funzionario dell'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, esso è un ufficio presso la Presidenza del Consiglio Ministri che è stato istituito nel 2004 in applicazione di una Direttiva Europea.

La prima riflessione che viene da fare è: come mai un ufficio così importante che ha come compito quello di monitorare, di contrastare, e prevenire la discriminazione razziale ed etnica, sia stato in qualche modo imposto dall'Europa?

Questo ci fa capire intanto che, tendenzialmente, il problema del razzismo e della discriminazione in Italia non è stato un tema particolarmente sentito nonostante ci siano stati in passato delle degli interventi normativi, il più importante è stato la cosiddetta L. Mancino del 1993 che è stata legiferata nel momento stesso in cui c'era in Italia una situazione particolare di aggressione nei confronti di persone straniere, di persone di religione ebraica e anche italiani dal colore diverso della pelle. Il problema è che dopo il 93 c'è stato un atteggiamento forse un po' di sottovalutazione del fenomeno del razzismo, e quindi è stata un po' come un'imposizione dell'Europa che ha dunque chiesto a tutti i paesi aderenti di istituire un ufficio che avesse specificamente questa competenza, quindi questo ufficio è autonomo e indipendente, e quindi può intervenire su tanti settori, su tutti i settori che riguardano la discriminazione a base etnico-razziale, ma ha un limite: non può portare le persone che ritiene direttamente responsabili di questi comportamenti in tribunale.

Questa è stata un'indicazione, una scelta, perché si ritiene che su questi fenomeni, al di la della parte normativa, della legge, che prevede appunto un intervento giudiziario, queste tematiche vadano anche affrontate con un tentativo di risolvere il conflitto con quella che viene chiamata la “moral suasion”, cioè il tentativo di conciliazione tra chi è una persona vittima di discriminazione e colui che in qualche modo invece si rende responsabile di discriminazione. Il problema più generale è il problema di capire di che cosa si parla quando si utilizzano questi termini, perché il nostro ufficio è un ufficio che ha come obiettivo quello di garantire la parità di trattamento a prescindere dalla razza e dall’etnia.

Ora,il primo problema è il concetto di razzaperché tutti gli studi scientifici dal 45 ad oggi hanno dimostrato che non è possibile ricondurre l'umanità in differenti razze, soprattutto, questo è stato un problema molto marcato nei periodi dalla fine 800 fino alla seconda guerra mondiale dove invece ci sono stati sia dei teorici della razza, sia degli Stati, come anche l'Italia, che hanno applicato normative in base alla cosiddetta razza.

Il problema della razza in realtà è un problema sentito da molti, cioè è diventato un termine molto utilizzato, anche in maniera impropria, nonostante appunto gli scienziati abbiano dimostrato in tutti i modi che non ci fosse nessuna validità scientifica quando si utilizza il termine razza, dunque ancora oggi ci sono persone che ritengono che esistono delle razze tendenzialmente, semplificando al massimo, ritengono che ci siano tre razze: la razza bianca, la razza nera e la razza gialla, alcuni ancora oggi utilizzano in maniera impropria anche la razza ebraica, e questo fa parte di un aspetto molto importante che è il razzismo come fenomeno che deve essere contrastato a più livelli. Il razzismo è diverso dal pregiudizio e dalle discriminazione di cui parlerò più tardi, perché in realtà il razzismo di per se è un'ideologia, è un modo di ragionare, di vedere il mondo in maniera abbastanza organica. Il razzismo tradizionale, quello che nasce alla fine dell'800 ha tendenzialmente quattro presupposti: il primo è quello di poter distinguere l'umanità in base a delle razze; il secondo è quello di collocare le razze in base ad una scala gerarchica, dove ci sono le razze superiori e via via scendendo, le razze ritenuti inferiori; il terzo presupposto è che la posizione che una razza ha all'interno di una scala gerarchica, è immodificabile; il quarto presupposto è che qualsiasi mescolamento tra razze è considerato una degenerazione.

Oggi abbiamo questa difficoltà perché questi concetti sono stati smascherati dalla scienza che ha dimostrato che le razze non sono così come vennero intese nell'Ottocento, cioè reali, sono delle costruzioni sociali, però ci sono ancora oggi movimenti ed esponenti politici che continuano a parlare del termine razze, anzi, ultimamente ci sono anche in Italia, c'è stata una diffusione di quello che viene chiamato il “suprematismo bianco” che è una corrente razzista americana che ritiene appunto che esista la razza bianca come razza superiore, e tutte le altre sono considerate inferiori, e vista la situazione attuale, va in qualche modo difesa la razza bianca da eventuali mescolamenti. È molto difficile fare una battaglia contro questa ideologie perché sono ideologie che si basano molto, si nutrono molto, di paure, di atteggiamenti di timore nei confronti dei cambiamenti che avvengono, ma di fatto si basano anche su una falsità originaria: se noi dovessimo pensare a quale razza apparteniamo, facciamo fatica a definirci, per esempio: noi italiani molte volte siamo convinti di appartenere alla così detta razza bianca o razza caucasica che è un termine ancora più ambiguo perché alla fine dell'800 si credeva che nel Caucaso fosse nata una razza superiore.

In realtà, noi italiani abbiamo conosciuto, in termini anche abbastanza violenti, il fatto di essere ritenuti una razza inferiore quando gli emigranti italiani andavano negli Stati Uniti o in Australia, e non erano considerati bianchi ma erano considerati neri, erano chiamati ‘Black Italians’ e venivano trattati appunto proprio come i neri, cioè trattati senza diritti pieni e visti anche con molta diffidenza da parte delle persone.

Lo stesso Ku Klux Klan che è il movimento di rivendicazione della supremazia bianca, ha ucciso e ha impalato molti italiani proprio perché li considerava “neri” oppure “amici dei neri”. C'è un famoso episodio che viene raccontato anche da Gian Antonio Stella nel libro “L'orda”, dove appunto racconta che, nel 1920, in America era vietato il mescolamento di razze, e quindi un poliziotto ferma un ragazzo afroamericano che stava amoreggiando con una ragazza italiana, per lui era un esempio classico di mescolamento di razza, e quindi porta questa coppia in tribunale. Quando arriva in tribunale, il giudice guarda la coppia, chiede quale sia il reato e quando il poliziotto gli dice che è il mescolamento delle razze, il giudice non condivide quella accusa perché, secondo lui, sono tutti e due di razza nera. La ragazza italiana si chiama Edith Labue ed era di origine siciliana.

Quindi, noi dovremmo ogni volta pensare se questo desiderio di appartenere alla razza superiore sia solo un desiderio legato a dei pregiudizi che abbiamo, a delle convinzioni, a delle paure probabilmente. Sapete che è una falsità perché è successo anche a noi di essere considerati persone non bianche, anche durante il periodo del fascismo, i nazisti stessi, non ritenevano gli italiani ariani, e nemmeno bianchi, perché erano convinti che gli italiani avessero per storia, gocce di sangue negro, come dicevano loro, e quindi non li percepivano come potenziali ariani bianchi. Ripeto, queste sono storie del passato, sembrano storie molto lontane, purtroppo però ci sono molti ancora in Italia, anche movimenti politici, che continuano a rivendicare un'appartenenza alla razza bianca, e in questo modo, a pensare che c'è in questo momento un'invasione di soggetti non bianchi che possono mettere in discussione la stessa civiltà bianca.

Per approfondire il tema è disponibile il video corso FAD di BBC da 17 crediti, per Assistenti Sociali "Migrazioni, Servizio Sociale, Benessere", per info è sufficiente cliccare qui

Questo testo è estratto dal nostro video-corso Fad Migrazioni, Servizio Sociale, Benessere, ha come scopo quello di informare e permette di approfondire tematiche legate al corso.

Estratto della lezione del dott.: Mauro VALERI

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