L’OMS contro l’obesità infantile: regolamentare le pubblicità sui cibi “pericolosi”

23 febbraio 2015

Le abitudini alimentari sono un aspetto fondamentale nella vita di ognuno, lo sono ancora di più nel periodo di età in cui ci si forma e si vanno ad acquisire quelle abitudini che anno dopo anno diventano difficili da modificare. Ecco perché l’età più difficile, quella in cui è fondamentale riuscire ad abituarsi a una corretta alimentazione, è quella adolescenziale. Da questo partono le preoccupazioni per l’elevato tasso di obesità infantile e adolescenziale mondiale. I numeri, riportati da Focus.it, parlano chiaro: l’obesità colpisce il 27% dei 13enni e il 33% dei bambini di 11 anni.

In un mondo altamente influenzato dai social, dal marketing e dalla comunicazione virale ecco che l’educazione alimentare entra in rotta di collisione con il mondo pubblicitario. A fare la voce grossa sul legame tra cibo e pubblicità è stata l’Organizzazione mondiale della sanità, la quale ha lanciato l’allarme per una troppa esposizione, sopratutto dei bambini, a pubblicità di cibi dall’alto contenuto energetico, ricchi da grassi saturi e sale. Deve essere ogni singolo Governo a prendersi cura di questo tipo di marketing, la prospettiva però, quello di uno scontro tra multinazionali e governi, sembra una strada difficilmente percorribile e molto pericolosa.

L’OMS è stato chiarissimo: il primo passo è stabilire i criteri che identificano gli alimenti e le bevande pericolose, dopo di che limitarne e controllarne la diffusione tra televisioni, internet e spazi pubblicitari. Il modello da seguire è stato quindi distribuito dall’Ufficio Regionale per l’Europa, un profilo nutrizionale che può essere seguito da ogni Stato e che ha marchiato di bollino rosso alimenti come caramelle, barrette al cioccolato, burro di arachidi, pasticcini, biscotti creme spalmabili al cacao, vari snack salati, energy drink, succhi di frutta e molti altri; semaforo verde, ovviamente, per carne, pesce, verdura e frutta. Adesso la palla, come ha spiegato Gauden Galea, direttore della Divisione malattie non trasmissibili presso l’Ufficio Regionale per l’Europa, passa in mano agli Stati: “Lo strumento che stiamo offrendo ai Paesi, che possono adattare e usare, punta a proteggere i bambini dagli effetti nocivi della commercializzazione di cibi ad alto contenuto energetico, ricchi di grassi saturi, acidi grassi trans, zuccheri e sale”.

Unire comunicazione e sana alimentazione, informazione e contenuti corretti, è possibile e nel suo piccolo anche BBC si muove verso questa direzione. Il corso FAD da 50 crediti ECM, lanciato anche in vista dell’Expo di Milano, che avrà la nutrizione come topic fondamentale, “Alimentazione Consapevole e Sana Nutrizione: i casi clinici” attraverso il contributo di 23 specialisti ha l’obiettivo di dare risposte a domande del genere: Cosa mangiamo? Come mangiamo? Come implementare la terapia dei nostri pazienti tramite una corretta alimentazione? Ci sono cibi che possono avere un ruolo protettivo? Quali cibi possono nuocere? Esiste la dieta perfetta? Cosa si può curare con l’alimentazione?

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