Immaginare e re-immaginare il Servizio Sociale oltre il guado

Questo testo è estratto dal nostro video-corso Ecm Fad Assistenza? No, grazie!, ha come scopo quello di informare e permette di approfondire tematiche legate al corso.

Estratto della lezione della dott.:  Elena ALLEGRI - Antonio NAPPI

Come vedete il titolo di questo nostro intervento, di questa nostra conversazione, richiama il dialogo “Immaginare e re-immaginare il Servizio Sociale oltre il guado: un dialogo”, sentiremo Elena spiegarci questa metafora del guado. Perché un dialogo? perché abbiamo immaginato di iniziare questo ciclo di lezioni con un dialogo? e qui mi richiamo all'autorità di Guido Calogero, che è stato in Italia un punto di riferimento per il nostro servizio sociale perché molti di voi sicuramente ricorderanno che Guido Calogero, con la moglie Maria Calogero Comandini, hanno istituito nel dopoguerra una delle prime scuole di Servizio Sociale, il Cepas di Roma che è stato un faro per la professione, non solo la scuola, ma anche la rivista “Centro Sociale” che ha prodotto moltissime sollecitazioni in tutti gli anni 50 e 60 per il servizio sociale. Calogero era un cultore della filosofia antica, alcuni studiosi si sono chiesti come mai questo personaggio si è dedicato alla formazione degli assistenti sociali? e ce lo spiega indirettamente in questa frase lo stesso Calogero filosofia del dialogo era un cultore della filosofia antica, dello spirito socratico e del dialogo, della comprensione, della ragionevolezza che è sempre confronto, è sempre in qualche modo una forma dialettica tra le persone nella nostra società e questa era, diciamo l'aspirazione di Calogero e del Cepas, quella di costruire un operatore sociale, un professionista sociale che sviluppasse anche senso civico. ECM

Ricordiamo che nel dopoguerra l'idea era quella che l'assistente sociale si facesse promotore di democrazia. Questa frase tratta da un testo “Il lettore” di un autore tedesco, ci fa riflettere sulla necessità in qualche modo di tenere insieme le due sponde del fiume, dobbiamo procedere facendo sviluppare la nostra professione ma, al tempo stesso, non dobbiamo perdere le radici, e questo è un primo stimolo in qualche modo critico rispetto all'immagine del guado.

Questa è un'immagine che ho usato qualche anno fa, e che continua però ad essere per certi versi tuttora valida, in senso metaforico si collega molto bene la frase che tu hai usato, perché identifica proprio la necessità di attraversare un guado, che come tutti sapete è un punto lungo un corso d'acqua in cui la poca profondità permette l'attraversamento a piedi, a cavallo o su un veicolo. ECM

Come potete notare in questa immagine, c'è qualcuno che cerca di aiutare qualcun altro, bisogna saper scegliere con molta attenzione qual'è il punto in cui attraversare, sapendo, e qui la metafora è assolutamente centrale per quello che riguarda il servizio sociale italiano come disciplina e come professione, sapendo che attraversare significa conquistare auspicabilmente nuovi territori ma, abbandonarne anche altri, quelli che stanno alle spalle, che all'interno di un percorso, di un viaggio, di un cammino è anche possibile che non si incontrino più, che non siano più così necessari. Inoltre come possiamo vedere anche dalla rappresentazione di queste immagini, attraversare il guado è anche cambiare prospettiva di osservazione, di analisi, in questo la geografia comunque ci può essere di aiuto per certi versi perché se noi osserviamo la prima immagine di un’Italia vista dal nord, è completamente diversa da un’Italia vista dal sud.

Su questo potremmo discutere a lungo, delle diverse prospettive che anche ci sono da un punto di vista delle politiche in una situazione del nostro paese in cui ormai abbiamo 20 Welfare, non abbiamo più un Welfare nazionale, con tutte le conseguenze che questo ha anche per la professione degli assistenti sociali, per le organizzazioni pubbliche e private che si occupano di attività non assistenziali come dicevi giustamente tu prima, ma che dovrebbero essere, come dire, di promozione. ECM

Che cosa ci stiamo a fare noi in questo ragionamento, sapendo il mondo là fuori, il mondo concreto nel quale lavorano professionisti che sta ponendo molte difficoltà da superare? e bene ci sentiamo, perché ci sembra utile tenere ferma la barra sulla necessità comunque di continuare a promuovere alcuni, non sono valori e principi, ma anche il metodo e anche le teorie di riferimento del servizio sociale.

Una volta si poteva parlare di prevenzione adesso sembra quasi una parola da non pronunciare ma, noi sappiamo bene che siamo nati anche per questo come professione e come disciplina. Vediamo allora alcune premesse fondamentali che ci permettono di scegliere le pietre su cui attraversare il guado all'interno di un punto del torrente, il servizio sociale come professione collocata al crocevia fra tre mandati che ricorderemo brevemente: il mandato professionale che è dato quindi dalla comunità professionale e scientifica, che è contenuto all'interno del codice deontologico ma che è sostenuto da come dicevo poc'anzi, le teorie di riferimento, il metodo è quelli che sono i punti fermi del Servizio Sociale Italiano; il metodo, per l'appunto che è unico, unitario del Servizio Sociale Italiano, superata la fase anglosassone, man mano che nel tempo, dagli anni 70, c'è stato il processo di decentramento dei servizi, anche questo ha influenzato il superamento di questa tripartizione di metodo per arrivare ad un metodo unico. ECM

Inoltre la trifocalità - multidimensionalità come dimensione orientativa dell'intervento, questi termini stanno ad identificare la capacità che l'assistente sociale assume e che il servizio sociale assume in quanto disciplina, in quanto professione, di tenere contemporaneamente presenti tre vertici, sia nel intervento sia nella riflessione critica e teorica, e questi tre i vertici sono ovviamente l'utente, cittadino, cliente, paziente a seconda della prospettiva e diciamo del frame, della cornice di riferimento all'interno della quale questa parola, il contesto, l'ambiente all'interno del quale collochiamo la persona e la sua famiglia di riferimento e di conseguenza quindi anche il concetto di comunità che vedremo fra poco, e ovviamente l'organizzazione di appartenenza degli assistenti sociali, una volta avremmo detto istituzione perché si lavorava maggiormente all'interno dei servizi pubblici e appunto di grandi istituzioni importanti come ministro della giustizia come tanti altri ministeri istituzioni. Ora usiamo maggiormente il termine organizzazione perché vogliamo proprio evidenziare come sta cambiando il tipo di lavoro, la variegata gamma di tipi di contratto, e quindi gli assistenti sociali lavorano anche nel privato, nel privato sociale, preferisco dire a questo punto nel non pubblico con tutta una serie di conseguenze.

Per approfondire il tema è disponibile il video corso FAD di BBC da 13 crediti ECM, per Assistenti sociali "Assistenza? No, grazie!", per info è sufficiente cliccare qui